Archivi Mensili: novembre 2011


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Questo bambino esasperato rischia di diventare il mio idolo. L’ho amplificato per farvelo sentire meglio. 

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#collettaalimentare


(L’estensore del testo che segue non ha alcun legame personale o professionale con CL. Per dare un’idea: i figli dell’estensore non sono battezzati)

Come si può vedere Wu Ming non ha invitato a boicottare la Colletta Alimentare, ha solo dichiarato un intento e dato la sua motivazione. Era chiaramente un invito al dibattito, che puntualmente si è scatenato. 

Le critiche alla colletta sono di contenuto e ideologiche (uso il termine in maniera neutra). Parto dalle prime, che ritengo un po’ più degne di attenzione. Quella di Wu Ming fa parte delle seconde.

1) La colletta alimentare non risolve il problema. @stefanocalosso dice che il tema non è dare pesce ai poveri, ma dargli canne da pesca e insegnargli ad usarle.  Giusto, ma finché non trovi un lago o non hai insegnato ad usare le canne da pesca cosa fai, li fai morire di fame? @valentina_avon segnala questa bella iniziativa dell’Università di Bologna, il cui senso, però, mi sembra un altro. 

2) La colletta alimentare serve (anche) a far incrementare le vendite della GDO. Vero. E dunque? Le donazioni via SMS aiutano i ricavi delle compagnie telefoniche, i bonifici alle ONG quelli delle banche, ecc.

3) La colletta alimentare è un modo per lavarsi la coscienza, poi, il giorno dopo, dei poveri ci si scorda. Ovviamente è vero solo in parte: non so quante persone, tra coloro che hanno fatto la colletta alimentare, si dedichi, per esempio, al volontariato o faccia costantemente donazioni a chi lo fa. Ma anche se fosse completamente vero, sarebbe meglio non ricordarsene affatto?

4) La colletta alimentare è di CL. Ecco, per come la vedo io questa non è un’argomentazione. Quando ho chiesto chiarimenti sono stato rimandato ad una ricerca Google che rimandava alle sintesi del libro di Ferruccio Pinotti. Non mi interessa. Spiegatemi se e come il Banco Alimentare incrementa i ricavi della CDO o fa propaganda per CL e non parteciperò. E non perché sia CL, ma perché non mi piace la carità con doppi fini. 

Non ho capito, poi, se @tigella si riferisse a me, quando parlava di critiche aprioristiche. Personalmente trovo aprioristici i due tweet qui sopra. Un ragionamento come quello di FrankieHiNrg sul Banco farmaceutico, invece, non lo è. E val la pena leggerselo perché ci sono molte attinenze con tutto questo. 

Una riflessione su Corrado Passera e i conflitti d’interesse


 Sulla nomina di Corrado Passera a ministro, sulla scelta  di affidargli un doppio ministero di grande peso  (rendendolo un vicepremier di fatto) si sta discutendo  molto. E’ un bene, perché è sempre sbagliato evitare di  disturbare il manovratore. Il manovratore va disturbato  a prescindere, non foss’altro perché faccio il giornalista  ed è il mio mestiere. 

 Il direttore dell’Inkiesta, Jacopo Tondelli, lo sprona giustamente a dichiarare tutti i suoi conflitti d’interesse. O meglio, quelli della banca. Sono d’accordo: qualsiasi cosa vada nella direzione della trasparenza è benvenuta. Con alcuni colleghi (@lorenzodilena e @DeDominicisF) abbiamo discusso su Twitter e hanno ragione a dire di tenere gli occhi aperti.

Consentitemi di dire, però, che i conflitti d’interesse sui quali si punta il dito sono della banca e non di Passera. Il quale è un manager, seppure da tanto tempo alla guida del gruppo da dare l’idea – soprattutto a noi giornalisti che seguiamo la finanza e l’economia – di essere lui stesso la banca.

Come ben sappiamo chi ha vero potere sulla banca risiede, in realtà, in altri luoghi. Che a costoro Passera sia stato contiguo, che ne abbia seguito le indicazioni per fare di Intesa San Paolo una “banca di sistema” è perfettamente normale: il mestiere del manager non è per caso quello di rispondere all’azionista, vero o occulto che sia?

E ancora. Passera è un manager, altre persone provengono da altre realtà, come quelle universitarie. Mettiamo che il politecnico di Torino presenti un buon progetto di ricerca che necessita del finanziamento del ministero. Cosa si fa? Tutti sono potenziali portatori di conflitti d’interesse. Compresi i politici di professione, come decenni di finanziarie e di leggi-mancia ci hanno dimostrato. 

Dunque occhi aperti, come segnalano giustamente i colleghi dell’Inkiesta e non solo loro. Ma nemmeno star là a far emergere conflitti prima ancora che gli interessi si incrocino. 

E questa è di rabbia


Questa è di rabbia. 

La condizione finanziaria del Paese si sta disfacendo. Mentre scrivo le agenzie e i colleghi su twitter battono di spread tra titoli italiani e tedeschi sopra i 510 punti, di rendimenti per i decennali ad un passo dal 7% e per i quinquennali che sono già sopra quel livello.

Poi guardo il quadro. Senza il minimo senso di responsabilità il presidente del Consiglio vuole il voto. Senza il minimo senso di responsabilità due forze dell’opposizione (IDV e SEL) che insieme valgono circa il 17% stando ai sondaggi, rifiutano in blocco la richiesta di riforme arrivata dalla Banca Centrale Europea per puro calcolo elettorale: vogliono capitalizzare la responsabilità di altri. La principale forza di opposizione, il PD, non ha una linea (o forse ne ha troppe).

Fanno bene i mercati a massacrarci, mentre qualcuno gioca a palla col nostro futuro.  

Ah, se ce l’avesse fatta…


Forse, anche a sinistra si è sperato che ce la facesse. 

Che con una maggioranza così potente, con tutte le meraviglie che erano scritte nei programmi del ‘94 Silvio Berlusconi riuscisse a rivoltare questo Paese come un calzino, tramutandone la struttura, modernizzandolo. Che riformasse davvero la giustizia, cambiasse le relazioni sindacali, liberalizzasse, privatizzasse, rendesse l’Italia competitiva. 

Perché anche Blair ha avuto bisogno di una Thatcher per essere Blair.

Invece niente manco stavolta. 

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