I trader, Occupy, l’Egitto. Un’analisi non convenzionale


Dal Cairo a una sala operativa; dal popolo di Zuccotti Park a quello dei traders. Nell’anno che secondo Time è stato dominato dal “manifestante” o “contestatore”, il Financial Times dedica una paginata strepitosa ai nuovi studi sui comportamenti delle folle, arrivando alla conclusione che, sotto questo aspetto, le differenza tra chi protesta contro Wall Street e l’oggetto della protesta le distanze non sono poi abissali. Si parte da qua. 

Le ricerche dimostrano che comportamenti simili possono generarsi sia nelle folle virtuali che in quelle reali, dove si condivida un senso di collettività, guidato da interessi e obiettivi comuni. Laddove gli individui in un gruppo reale possono essere influenzati dal comportamento visibile degli altri, i fund managers e i giocatori on line vengono influenzati dai cambiamenti che avvengono sullo schermo. “Alcuni studi suggeriscono che basta immaginare una situazione, non hai bisogno di essere davvero là”, dice Michelle Baddeley, un’economista comportamentale dell’università di Cambridge.

La Baddeley si riferisce soprattutto agli “online gambler”, ma la mia impressione è che cisi possa spingere più in là. Tanto le proteste in Egitto e nei Paesi arabi, quanto quelle negli Stati Uniti e in molte altre parti del mondo, hanno generato in chi frequenta i social network e ha seguito le proteste a distanza un senso di comunità (e di comunanza con la folla reale) piuttosto forte. E infatti secondo il professor Vasily Clucharev, dell’università di Basilea, interpellato dall’FT, vedere gli altri membri del gruppo non è indispensabile.

Il punto qua non è quanto Facebook, Twitter o Blackberry Messenger siano stati strumenti per l’organizzazione di azioni di massa, ma il fatto che abbiano aiutato a creare un’identità comune

Questo per quanto riguarda, appunto, i movimenti di massa. Ma la finanza? Klucharev è particolarmente impegnato a studiare il meccanismo che scatta nel cervello quando il nostro comportamento differisce da quello degli altri e che ci spinge – quasi inconsapevolmente – ad adattarci. E, spiega Baddeley

Le emozioni – innate e istintive risposte agli stimoli – sono una componente integrata del decision-making finanziario e aiutano a spiegare l’apparantemente irrazionale mentalità da branco che si manifesta tanto nei periodi buoni, quanto in quelli cattivi. 

C’è da dire – e l’FT lo sottolinea – che le proteste di piazza viaggiano su uno schema che vede un gruppo contro un altro gruppo, i traders, teoricamente, sono l’uno contro l’altro. Ma c’è da dire anche che il ruolo delle emozioni nei movimenti di mercato, francamente, ci mette un po’ paura. 

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