Liberalizzazioni, colpire prima “i santuari più ricchi”?


Sul Corriere della Sera di oggi, Antonio Polito dice che in tema di liberalizzazioni

Prima di cercare la pagliuzza nell’occhio dei “piccoli” e dei “privati”, bisogna rimuovere la trave in quello dei “grandi” e “pubblici”

Insomma, cominciare da gas, acqua, elettricità, banche, raccolta rifiuti, ferrovie per poi passare a taxi, edicole, farmacie. Il ragionamento generale, ossia che i veri ostacoli alla crescita vengono solo in minima parte dal mondo delle professioni e delle cosiddette categorie protette, è pienamente condivisibile. Per come la vedo io, però, non c’è un punto da cui partire, ma cose da fare contestualmente.

Perché l’impatto sulla vita quotidiana prescinde dalle sole questioni economiche. Passa dal fatto di dover prendere l’auto o farsi una lunga camminata per comprare un’aspirina la domenica; dall’attendere mezz’ora il taxi alla stazione o in areoporto o non trovarlo affatto quando devi correre da qualche parte; passa dal dover prendere l’appuntamento col notaio e andarci al solo scopo di sganciargli migliaia di euro per qualcosa che potrebbe fare un ufficio postale sotto casa. Chi ha altri esempi, se vuole, li tiri fuori. Scrive Polito 

Di barriere da rimuovere per liberare la crescita il Governo ne ha dunque a sufficienza. Siccome è tecnico, non può avere timore di cominciare da quelle che proteggono i santuari più ricchi e inaccessibili.

Ok, sono d’accordo. E sono d’accordo sul fatto che l’esecutivo sbagli, tra l’altro, a non mettere tra le priorità la separazione proprietaria tra Snam Rete Gas e Eni. Quando ho sentito Catricalà che lo diceva sono rimasto allibito. Però, siccome è tecnico, mi faccia il piacere di portare avanti contestualmente anche tutto il resto. Senza timori.

 

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