La Costa Concordia e la censura in Iran


Sono più importanti le registrazioni di bordo della Costa Concordia o lo è il blocco dell’accesso a internet per 35 milioni di iraniani? Rispondere è facile e in questo post molto polemico @Woork lo fa a suo modo, ponendo un problema classico dell’informazione, ossia se questa debba offrire un pubblico servizio o vendere un prodotto. 

La questione è molto semplice: la censura di internet agli Iraniani fa meno ascolti dell’amante di Schettino. Dunque, visto che senza ascolti non si vende pubblicità e senza pubblicità si chiude la baracca, se per esigenze di spazio devo scegliere tra le due cose, scelgo la Costa Concordia. Se ho abbastanza spazio, parlo anche di Teheran. A maggior ragione vale per il TG5 che non è un servizio pubblico, ma il Telegiornale di una tv commerciale. Per quanto riguarda tutti gli altri, facciamo una scelta. O paghiamo contributi pubblici ai giornali e, senza lamentarci dei soldi che incassano, chiediamo maggiore attenzione a temi che riteniamo fondamentali, o chiediamo che siano tagliati i fondi e lasciamo che il mercato, anche delle notizie, faccia da solo. (Nota: io sono per la seconda). 

Secondo elemento. Storicamente l’attenzione dei media italiani verso i fatti esteri è molto limitata: si accende quando diventa inevitabile occuparsene per l’enormità dell’evento o perché l’evento ci riguarda da vicino. E’ il caso dell’11 settembre, delle rivolte arabe, delle guerre in Afghanistan e Iraq. Dipende da molti fattori, non ultimo quello linguistico: NYT e FT sono letti, in versione cartacea o web, in tutto il pianeta; BBC e CNN sono viste dappertutto. Il pubblico è molto più vasto, mentre per i media italiani il pubblico è italiano. 

Terzo elemento. L’attenzione ai temi web/censura è ancora piuttosto scarsa, perché l’idea di internet (inteso in maniera “larga”) come strumento di evoluzione che ci trasforma in cittadini più evoluti, informati, indipendenti sta prendendo corpo da poco e ci vorrà del tempo perché lo faccia.

Piccola nota a margine. Non vuole essere una difesa corporativa. E’ solo che le cose, a volte, sono più complesse di quel che sembrano. 

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