Ancora sull’apertura domenicale dei negozi


Un lettore del blog ha incrociato due post: il primo nel quale sostenevo l’apertura domenicale degli esercizi commerciali, il secondo nel quale parlavo del suicidio di un commerciante strozzato dai debiti. Tra le altre cose mi scrive

Ricordi che grazie alle aperture domenicali tanti piccoli esercenti dovranno chiudere e si troveranno nella crisi più nera, in quella stessa situazione in cui Vincenzo Di Tinco si è trovato e a cui non ha retto.

Capisco perfettamente questo punto di vista. D’altra parte però mi chiedo se si debba guardare solamente all’interesse dei piccoli negozi e non a quello degli utenti. Un dato per tutti: con le aperture domenicali Coin ha registrato un incremento di fatturato del 20% in alcuni punti vendita. Questo vuol dire che c’è domanda. Se c’è domanda, c’è un’esigenza dei cittadini/consumatori da soddisfare e, evidentemente, la grande distribuzione è in grado di farlo, mentre in piccoli non lo sono.

Non ho dubbi che una serie di piccoli negozi dovranno chiudere, ma in una grande città ha ancora senso che esista, per esempio, un negozio di alimentari uguale a quelli di vent’anni fa? Credo che per i commercianti possa valere, almeno in parte, lo stesso ragionamento che si fa per le piccole imprese: o ti specializzi, o perdi. Qualche esempio.

Non lontano da casa mia c’è una drogheria che ha 170 tipi di tè diversi ed è la più fornita di Milano. Non c’è nessun supermercato che possa permettersi di offrire una varietà di questo genere.

Esistono piccoli supermercati, non appartenenti alla grande distribuzione, che vendono solo biologico e macrobiotico. Se vuoi uno specifico prodotto, uno specifico olio essenziale, una tisana particolare, vai da loro e non alla Coop.

Ci sono panettieri e pastai che, alla produzione tradizionale, hanno affiancato quella per celiaci. La celiachia è l’allergia al glutine: riguarda almeno l’1% della popolazione, ma le persone che al glutine sono semplicemente intolleranti cresce continuamente.

O ancora si può citare un caso di successo come Grom, originariamente una gelateria del centro di Torino e ora una micromultinazionale del gelato di qualità.

Oppure ancora il macellaio del mio paese in Umbria, talmente bravo a tagliar carne e a far salumi che Vissani ha iniziato a servirsi da lui e che il negozio è sempre stracolmo di turisti.

Qualità elevatissima o specializzazione: se si è piccoli la chiave è questa.

Annunci

5 Risposte

  1. Ma proprio non riesce ad allargare lo sguardo al di fuori della grande metropoli dove vive? A parte che i casi che cita sono talmente pochi da essere statisticamente irrilevanti. Al massimo tornano utili per la dimostrazione scientifica al contrario. Ho una teoria e torno indietro per cercare esempi che la confermano, mentre le teorie dovrebbero essere la fine del ragionamento e non l’inizio, ma fuori da Milano (o Roma o NApoli ecc) che si fa?
    I centri commerciale funzionano da accentratori. LA stragrande maggioranza della popolazione ha l’auto e va anche fuori porta a risparmiare. Dei milioni di anziani o minorenni o persone impossibilitate ad andare al centro commerciale che ne facciamo? Li possiamo considerare un danno collaterale da sacrificare in nome del più 20% di Coin? E’ questo che sostiene? Paesini dormitori (solo bar dove alcolizzarsi), piccoli esercizi falliti e milioni di persone abbandonate per il 20% in più di Coin? Riuscirebbe a sopravvivere la gelateria di caronno pertusella affiliata Grom? Grom aprirebbe mai una gelateria a Caronno? Oppure il venditore di tisane?
    Con estrema franchezza ma comunque con educazione a me pare che abbia una visione egocentrica e legata alla città fornitissima dove vive. Lei sembra interessato a spendere meno per i suoi acquisti in Milano e a poter comprare un paio di mutande da Coin la domenica. Poco importa delle conseguenze o se la commessa che gliele ha portate sta guadagnando 5 euro all’ora con contratto a termine.
    Infine le ricordo che i grandi gruppi in Italia han la tendenza a mettersi d’accordo. E’ solo una questione di tempo. Quando i piccoli saran saltati allora i prezzi lieviteranno magicamente.
    Non mi piace il suo modello e la leggerezza con cui lo sostiene. Non sono nemmeno cattolico ma vorrei sapere che razza di mondo vogliamo lasciare ai nostri figli. I deboli venivano usccisi dagli spartani. Pensavo che dopo qualche migliaio di anni la società avrebbe dovuto evolversi, ma, a quanto pare, siamo ancora al punto di partenza.
    Cordialmente.

    1. In chiusura, come ha visto, ho portato anche l’esempio del mio paese (5000 abitanti), dove sopravvivono piuttosto bene: una pastaia, un macellaio, due negozi di alimentari, nonostante ci siano almeno tre supermercati nel raggio di 10km e un maxi centro commerciale a 20′ di macchina. Perché hanno roba migliore, perché i vecchi del paese la macchina non la prendono, perchè non vai al centro commerciale o al supermercato per comprare il latte, il pane, la frutta e la verdura quando hai un negozio sotto casa.

      C’è anche un negozio di vestiti da donna che vende cose molto carine e dove mia madre (che vive a Roma) e mia moglie (che vive con me Milano) comprano di frequente, pur non provenendo da città dove manchino esercizi di questo genere.

      I piccoli centri, a mio modo di vedere, non sono un problema. E anzi, specializzando il tuo negozio puoi diventare un elemento di attrazione per gente che proviene dai piccoli centri circostanti.

      Per quanto riguarda i contratti di lavoro non mescoliamo le cose. Ma se proprio lo vogliamo fare, ricordiamoci anche tutte le commesse e i commessi che, nei piccoli negozi, vengono pagati in nero. O il lavoro (non pagato) dei famigliari.

      Un’ultima nota: non sostengo questo modello con leggerezza. E non è una questione di “deboli uccisi dagli spartani”. E’ questione di come cambiano le esigenze dei cittadini e di come la distribuzione (grande o piccola che sia) si adegua. Perché di questo si tratta: adeguarsi, imparare, cambiare obiettivi e sfide, non morire.

  2. Spero non le dispiaccia se la quoto:

    In chiusura, come ha visto, ho portato anche l’esempio del mio paese (5000 abitanti), dove sopravvivono piuttosto bene: una pastaia, un macellaio, due negozi di alimentari, nonostante ci siano almeno tre supermercati nel raggio di 10km e un maxi centro commerciale a 20′ di macchina. Perché hanno roba migliore, perché i vecchi del paese la macchina non la prendono, perchè non vai al centro commerciale o al supermercato per comprare il latte, il pane, la frutta e la verdura quando hai un negozio sotto casa.

    Domanda: Quanto adranno avanti? Perchè arriverà il quarto e il quinto supermercato o magari il megacentro commerciale a riempire le casse esangui dei Comuni. Ma soprattutto, quanti giovani ci sono che vorrebbero (ammesso che possano) rilevare quelle attività? Se hai iniziato tanti anni fa e magari quell’immobile è tuo è un conto. Cominciare da zero è fattibile?

    C’è anche un negozio di vestiti da donna che vende cose molto carine e dove mia madre (che vive a Roma) e mia moglie (che vive con me Milano) comprano di frequente, pur non provenendo da città dove manchino esercizi di questo genere.

    E’ chiaro che sua madre e sua moglie non possano mantenere quella botique. Il punto è un altro, riuscirà la titolare a reggere a quest’ultimo assalto della grande distribuzione? e al prossimo? C’è caso che qualcuno le spieghi che una delle “missions” della grande distribuzione è quella di chiudere queste boutiques. Non è una conseguenza, è un proposito.

    I piccoli centri, a mio modo di vedere, non sono un problema. E anzi, specializzando il tuo negozio puoi diventare un elemento di attrazione per gente che proviene dai piccoli centri circostanti.

    Qui torniamo al paradosso. Se un negozio sopravvive perchè la gente arriva da quattro o 5 comuni diversi si dimostrano (ma non era nelle sue intenzioni) due cose:
    1)Gli altri quattro comuni sono sprovvisti.
    2)Serve sempre una macchina e quindi torniamo al punto di partenza dei milioni di individui impossibilitati alla guida.

    Per quanto riguarda i contratti di lavoro non mescoliamo le cose. Ma se proprio lo vogliamo fare, ricordiamoci anche tutte le commesse e i commessi che, nei piccoli negozi, vengono pagati in nero. O il lavoro (non pagato) dei famigliari.

    Il lavoro non pagato dei familiari non me lo mescoli per favore. Sono “azionisti” di una attività che li mantiene e che, (forse, ma non per colpa loro) erediteranno. Il lavoro nero è esecrabile, ma almeno qui al nord (penso ai bar, ristoranti ecc) è retribuito dignitosamente e quindi ci guadagnano in due (chi lo dà e chi lo svolge). Nella grande distribuzione invece, i contratti da fame fanno guadagnare solo quelli che danno il lavoro. Due schifezze (lavoro nero, contratti vergogna, con la seconda un po’ più schifezza della prima).

    Un’ultima nota: non sostengo questo modello con leggerezza. E non è una questione di “deboli uccisi dagli spartani”. E’ questione di come cambiano le esigenze dei cittadini e di come la distribuzione (grande o piccola che sia) si adegua. Perché di questo si tratta: adeguarsi, imparare, cambiare obiettivi e sfide, non morire.

    E ci risiamo al consumismo. La popolazione che si deve adeguare alle esigenze del mercato. Chissà che disperazione c’era in giro per Milano prima che Coin aprisse TUTTE le domeniche. Il mercato, “le esigenze dei cittadini” specie se riguardano lo shopping NON possono essere prioritarie in uno Stato (o in una società) che abbia la pretesa di definirsi civile. Prima vengono gli ultimi e i deboli, poi la necessaria vita dei piccoli centri, la cultura, l’educazione ecc ecc, e al 8/9 posto la vendita di beni non primari. Ribaltare il concetto genera sovraproduzione e alla fine le crisi mondiali. Siamo alla seconda, c’è un numero che le proverà che è il modello ad essere sbagliato?
    Cordialmente.

    1. Sono stupefatta dalle risposte di Francesco: è veramente molto saggio.
      Se in Italia ci fossero più uomini cosi certamente ci sarebbero meno nevrotici in giro.
      Invece c’è chi,pur di comprAre la mutanda domenicale da COIN in modo da potersi riposare il sabato dopo la sbronza del venerdì notte, pretende in modo isterico e capriccioso di caricare di lavoro pure la domenica di chi non ha nemmeno il sabato per potersi riposare (dal lavoro e non dai bagordi del venerdì perché, loro, non se li possono permettere).
      E cosi le città si riempiono di zombie inappagati, isterici strombazzatori al volante, gente depressa che non ha più lo spazio di ricrearsi per staccare la spina (vitale) e godersi almeno un giorno l’affetto, l’amore e l’amicizia.
      valori che gli acquirenti delle mutande di domenica certamente non conoscono impegnati come sono a riempire quel vuoto con l’illusione dell’andare al supermercato a COMPRARE COMPRARE COMPRARE
      A godersi il loro illusorio potere d ‘acquisto

      COMPRARE!

  3. A distanza di quasi un anno da questa liberalizzazione senza regole il risultato è disastroso. Nessun incremento nelle vendite, niente nuova occupazione, chiusura di moltissime piccole attività, possibile aumento dei prezzi dovuto ai maggiori costi per straordinario festivo, luce, elettricità etc…
    I dipendenti della grande distribuzione sono costretti a turni che sacrificano la famiglia in onore del Dio Denaro. E non si dica che stare a casa il mercoledì al posto della domenica è la stessa cosa: i figli devono studiare, gli amici e i familiari sono al lavoro. Il dipendente della grande distribuzione è libero un giorno in settimana ma si trova da solo, si scordi la vita sociale e la famiglia! Non è più nell’elenco dei suoi diritti! Come non è più possibile alla sua famiglia godere dei gironi di festa assieme.
    La legge attuale consente di aprire anche a Natale, togliendo qualsiasi tutela a chi si trova a lavorare in questo settore!
    Quella di fare shopping la domenica non è un’esigenza o una necessità. E se un giorno manca il latte ci si può adeguare o lo si può chiedere al vicino di casa. O dovremo avere il supermercato aperto anche alle 2 di notte per soddisfare qualsiasi voglia?
    Se c’è l’offerta ci saranno sempre dei clienti ma non significa sia una necessità e spesso è solo una comodità a scapito degli altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

PROGRAMMATA

2000 anni di modi di dire "vota per me!"

Roberta Lombardi Cittadina

Just another WordPress site

La Valle del Siele

Appunti dalla frontiera. Agricoltura, mercato, scienze, sviluppo

lpado.blog

Un Blog francamente superfluo

Testi pensanti

Gli uomini sono nani che camminano sulle spalle dei giganti. E dunque, è giusto citare i giganti.

tutta colpa di Internet

sentimenti in Rete e connessi disastri

Insopportabile

Ne ho le scatole piene, ma con eleganza.

DataMediaHub

L'informazione sui media come non l'avete mai vista

Mani bucate - Marco Cobianchi

IL LIBRO CON I NOMI DELLE IMPRESE CHE INCASSANO AIUTI PUBBLICI

@lemasabachthani

a trader's “cahier”

Deborah Bergamini

Forza Italia

John Maynard

banche imprese persone

Mazzetta

Ce la possiamo fare

Nomfup

Only connect

Tutte cose

l'ironia è il sale della democrazia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: