Il tentato suicidio di un uomo e la rappresentanza che non c’é


Oggi un uomo di 58 anni si é dato fuoco davanti ad una sede dell’Agenzia delle Entrate a Bologna. Era un artigiano che si occupava di piccoli lavori di manutenzione e ha lasciato una lettera nella quale fa riferimento ad alcune pendenze tributarie. E’ una notizia che verrà dimenticata presto.

Quasi ogni sera i telegiornali (ma anche i giornali radio, non me ne tiro fuori) raccontano di vertenze sindacali e di proteste di operai, dando spazio, giustamente, alla sofferenza e alla rabbia di chi sta perdendo il lavoro e sa che in un Paese in piena recessione faticherà molto a ritrovarlo. Proteste che fanno rumore, che salgono su ciminiere, occupano isole, danno fuoco a bandiere, urlano in piazza. Proteste che hanno una rappresentanza (quasi sempre quella sindacale), un modo di rappresentarsi ben preciso e nelle quali chi vi partecipa sa di non essere solo.

Nel frattempo, però, questi stessi mezzi di informazione, salvo rare e meritevoli eccezioni, non raccontano storie di uomini e donne che non scendono in piazza e che magari, strozzati dal fisco e da una crisi devastante, finiscono per togliersi la vita. E la loro protesta, nella vita di tutti i giorni, é il continuare a combattere, cercando quel lavoretto, quell’ordine in più, quel cliente che ti permettono di svoltare la giornata, la settimana e – quando ti va bene – il mese. E la loro rappresentanza latita o fa sentire la sua voce in maniera talmente flebile, che non é quasi udibile.

Si dirà: “Ma costui era un evasore, uno che non aveva pagato le tasse, non aveva emesso fattura”. Si dirà anche: “Sono loro la causa dei mali del Paese”. Fatemi dire due parole anche su questo, su coloro che secondo il nuovo sentire comune sono mostri. E’ un sentire che da lavoratore dipendente mi sono trovato spesso a condividere, ma non riesco a togliermi dalla testa che fino a pochi anni fa l’evasione fiscale – specie quella di piccola entità – era un comportamento socialmente accettabile e accettato. Non di rado lo é ancora oggi: peccato veniale, si diceva una volta. Magari lo ha evaso, lo hanno scoperto, lo hanno multato e si é trovato proprio ora, mentre non si vede un lavoretto, un ordine o un cliente, a dover pagare al fisco un debito di dieci anni fa. Per questo mostro non riesco a non provare pietà.

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