Sarà anche colpa nostra?


Ho appena comprato i giornali e una delle prime pagine che mi colpisce di più è quella del Fatto Quotidiano.

Stiamo sbagliando qualcosa. E l’errore lo stiamo commettendo noi giornalisti, insieme a molti pensatori liberali, molti economisti e, ovviamente, molti politici. Nel nostro Paese, è vero, vi è un regime di quasi oppressione fiscale: la pressione è a livelli insostenibili; le complicazioni sono infinite e, a causa di questo, potenzialmente infinite sono le possibilità di commettere errori nella compilazione di una dichiarazione dei redditi; sia che si sia compiuto un errore, si siano evase o si siano eluse le tasse, il metodo di esazione è micidiale e non ti risparmia, nemmeno negli affetti. Racconta un imprenditore che ha scritto a Radio24

…Mi comunica Equitalia con un semplice messaggio che ha bloccato il conto corrente aziendale in rosso e uno cointestato con mia madre dove gestisco la pensione di mio fratello disabile…

Inaccettabile, direte. Ed è vero. Eppure di errori ne stiamo commettendo. Il primo è quello di accreditare l’idea dello Stato ladro, cosa che fa Oscar Giannino dai microfoni della mia radio, per esempio. Ora, di Oscar ho grandissima stima e – giusto per chiarire a chi lo insulta senza conoscerlo – è anche una persona deliziosa, eppure è forte il rischio che passi lo slogan e non il ragionamento, ottimamente argomentato, che ci sta dietro. O peggio, che con lo slogan passi l’idea che lo Stato sia un ladro perché chiede troppe tasse, che Equitalia sia una sorta di picciotto che viene a riscuotere il pizzo (maggiorato) e quindi, visto il chiaro esercizio di violenza, è lecito rispondere alzando il livello della violenza stessa.

C’è di più, però, ed è forse la chiave di volta di quel che è successo ieri a Romano di Lombardia, provincia di Bergamo, dove un uomo è rimasto asserragliato per ore nella sede dell’Agenzia delle Entrate con un ostaggio. Sta passando anche l’idea che gli artefici della suddetta oppressione fiscale siano proprio Equitalia e la sua mamma, l’Agenzia delle Entrate. Non è così. Queste due fantomatiche entità sono un pezzo dello Stato e obbediscono a regole che gli sono imposte dalla legge e se proprio si vuole far qualcosa, si elimini questa sorta di obbligatorietà dell’azione fiscale, si lavori per ammorbidire alcune regole: vogliamo finalmente distinguere davvero tra chi ha evaso (anche solo 1 centesimo) e chi ha messo la crocetta sbagliata sul rigo A1 29 del quadro 4722 del 740? E la stramaledettissima semplificazione fiscale, che fine ha fatto? Tocca al legislatore lavorarci. Quello che possiamo fare noi, nel frattempo, è evitare esattamente l’eccesso di semplificazione, ché rischiamo di trovarci il morto sulla coscienza. Ieri ci siamo andati molto vicini.

Si dirà che Equitalia, lo Stato, l’Agenzia delle Entrate di morti sulla coscienza ne hanno molti, quelli che si sono tolti la vita schiacciati da una cartella esattoriale. Ho il massimo rispetto per il loro dolore e per quello delle famiglie, ma ancora una volta invito a distinguere tra chi ha evaso e chi ha solo fatto un errore, magari in buona fede. E invito, ancora una volta, a notare che si tratta di un problema di regole che chi riscuote le tasse è costretto a rispettare. Le pressioni vanno fatte – ancora una volta – sul Governo e su un Parlamento nel quale molta gente si riempie la bocca di queste vicende dolorose per farne strumento di propaganda politica. Ah, già, non solo in Parlamento: Grillo ne sta dando ottima prova.

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3 Risposte

  1. Be’ non c’e` dubbio che ascoltando la violenza verbale di Giannino, alcuni possano essere indotti alla violenza fisica e molti alla giustificazione dell’evasione allegra.

    1. Quello che sostengo è altro: dietro a certe espressioni (che usa anche Giannino, ma non solo) c’è un ragionamento. Non è detto che tutti colgano il ragionamento. E anzi, è facile che colgano solo lo slogan. Dunque – e non lo dico per difesa aziendale o corporativa – non trovo che vi sia violenza verbale nelle parole di Giannino.

      1. Sono quasi completamente d’accordo con te. E’ davvero facile che si colga solo lo slogan. L’unica cosa su cui divergo e` proprio il giudizio sui modi di Giannino. Si puo` fare critiche molto dure e ben argomentate senza dare di matto ai microfoni di una radio nazionale. Per esempio, i radicali nelle loro battaglie sono durissimi, ma sono anche esemplari nel portarle avanti con assoluta non-violenza e rispetto delle istituzioni. Invece, fatti tutti i doverosi distinguo, a me Giannino fa piu` pensare a Lotta Continua: si comincia col dire “polizia assassina” (anche in quel caso con tutta una serie di ragioni) e poi va a finire che qualcuno spara a un commissario. Spero di sbagliarmi.

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