Gli errori delle agenzie di rating, se permettete, sono altri


L’agenzia di rating Moody’s ha deciso di declassare 26 banche italiane. Decisione dura, alla quale l’Abi, l’associazione che rappresenta gli istituti di credito, dedica un comunicato di fuoco.

Irresponsabile, incomprensibile, ingiustificabile: cosi’ l’Associazione Bancaria Italiana giudica la decisione di Moody’s di tagliare il rating di 26 banche italiane. Ancora una volta le agenzie di rating si confermano come un elemento di destabilizzazione dei mercati con giudizi parziali e contradditori.

Le motivazioni di Moody’s sono queste

The ratings for Italian banks are now amongst the lowest within advanced European countries, reflecting these banks’ susceptibility to the adverse operating environments in Italy and Europe. Today’s rating actions reflect, to differing degrees for each affected bank, the following key drivers:

1.) Increasingly adverse operating conditions, with Italy’s economy back in recession and government austerity reducing near-term economic demand;

2.) Mounting asset-quality challenges and weakened net profits, as problem loans and loan-loss provisions are rising; and

3.) Restricted access to market funding which, if persistent, will exert added pressure on banks to reduce assets, posing risks to their franchises and earnings.

Motivazioni abbastanza sensate, a mio giudizio, anche se non sono un tecnico. A questo proposito vi segnalo l’analisi di Fabio Bolognini (che concorda). Sulle agenzie di rating si è scritto e detto molto e contro di esse il ragionamento più lucido che abbia letto è quello di Donato Masciandaro, ottimamente espresso in un commento sul Sole 24 Ore.

Almeno tre sono le ragioni per cui il rating offre valore aggiunto in termini informativi. In primo luogo, le agenzie accedono a fonti informative non pubbliche. In secondo luogo, il capitale umano che elabora gli input informativi e le metodologie utilizzate sono di qualità. In terzo luogo, le agenzie, in quanto soggetti terzi rispetto ad emittenti ed investori, hanno gli incentivi corretti, in termini di indipendenza ed autonomia, per offrire un prodotto di qualità, indipendente dal ciclo economico e dalla natura dell’emittente.

Ora, però, spiega ancora Masciandaro, stanno venendo meno tutte e tre queste condizioni e quindi i giudizi vanno presi con le pinze. Mi permetto, però, di notare che in un caso come quello di  Parmalat, in occasione del crollo di Lehman Brothers e in molte altre situazioni, abbiamo avuto di che lamentarci di come le agenzie di rating sopravvalutassero i titoli, ma mai del fatto che li sottovalutassero. Per i risparmiatori, in effetti, il problema è proprio questo: il consiglio (implicito) di comprare, quando invece ci sarebbe da vendere. Il tema resta attuale (vedi Jp Morgan), ma tanto si è battuto su questo tasto che forse Fitch, Standard&Poor’s e Moody’s,  stanno giocando in difesa.

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Una Risposta

  1. IMHO (e parlo da assoluto incompetente in materia) quello che ha detto il prof. Masciandaro oggi a Focus e’ pienamente condivisibile. Un punto secondo me merita di essere evidenziato: le agenzie di rating non hanno (piu’) quelle informazioni piu’ o meno esclusive e quell’indipendenza che permettevano loro di esprimere giudizi autorevoli.
    Hanno fatto la loro epoca, time to move on, anche se sara’ difficile in un mondo ingessato e autoreferenziale come quello della finanza.

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