Un’idea molto strana del mestiere di giornalista. Il caso Cassano / Cecchi Paone


Aldo Grasso la chiama “provocazione”. Altri giornalisti, sentiti con queste orecchie (non faccio nomi perché di altra testata radiofonica), commentano liberamente che la domanda fatta ad Antonio Cassano sui gay in nazionale non dovesse essere fatta perché “in una conferenza stampa di quel genere si devono fare domande solo sul calcio”.

Baggianate, in un Paese che non da oggi è un dichiarazionificio. Molti personaggi pubblici, politici in testa e calciatori compresi, non hanno mai appreso l’elementare regola che vige in quasi tutto il resto del mondo: si può rispondere con un no comment, più o meno elegante, più o meno simpatico.

Piuttosto che prendersela con i giornalisti, che vanno in conferenza stampa apposta per fare domande, sarebbe il caso di prendersela con certi uffici stampa (non è una generalizzazione, ho scritto “certi” apposta per questo), che spesso sulla scorta del “purché si esca” dimenticano di insegnare questa norma basilare a chi li ingaggia. O, in questo caso, con certi dirigenti. Lo stesso Cassano ha detto che Prandelli lo aveva avvertito che questa domanda sarebbe arrivata. Avrebbe fatto bene, il CT, a dirgli anche di non rispondere.

Più equilibrato rispetto a chi parla di provocazione Piero Vietti. Ma se “il trucco è il solito”, come scrive, perché continuano a cascarci?

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5 Risposte

  1. Per quanto conosco Cassano, sono sicuro che Prandelli gli ha detto di non rispondere. Lo si evince dalla sua risposta “E’ meglio che non dico quello che penso…”. L’ingenuità è che Cassano potesse seguire una consegna così semplice in conferenza stampa senza fare uno scivolone (“Me la cavo così” ha detto convinto lui). Non ci doveva proprio andare in conferenza o almeno bisognava far passare qualche giorno dalla dichiarazione di Cecchi Paone, in maniera da evitare che domande di un certo tipo fossero fatte a lui.

    1. Rimane il fatto che non è colpa del giornalista, no?

      1. Giuseppe Mangialardi

        La “colpa” in senso stretto può essere solo di Cassano che è grande e grosso e responsabile delle fesserie che dice. Questo è inopinabile.

        La domanda del giornalista dell’ANSA è infatti più che legittima. Al massimo di bassa qualità. Per intenderci è una domanda da tabloid, dove il fine è il clamore e non l’informazione.

        Così come lo staff azzurro pianga invece la sua mancanza di avvedutezza.

        Il resto della ciurma che ha invocato l’estromissione di Cassano dalla nazionale, invece per i motivi suddetti, ha solo il merito di coprirsi di ridicolo.

  2. Una sola domanda…ma un chi se ne frega se un calciatore e’ omosessuale no eh? Ancora il parellelo maschia virilita’ e capacita’ calcistica? Perche’ non ci si concentra più su altre questioni? Un initule tentativo di spostare attenzione e interesse da questioni più importanti? Si…come se si potesse ancora fare.
    Buona giornata.

  3. Buongiorno,

    Io credo che Cassano abbia semplicemente rispettato il gioco delle parti, a lui del politicamente corretto non gli è ne frega niente nella sua stupidità/semplicità.
    Peggio Cecchi Paone, che tira fuori l’argomento o quando ha un libro in vendita o adesso solo per avere visibilità.

    Cordiali Saluti

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