Produttività, cosa dice l’Istat


Oggi è giornata, visto che il sottosegretario Polillo ha tirato in ballo il tema. E visto che la produttività continua ad essere ritenuta – giustamente – un punto di sofferenza dell’economia del nostro Paese. La premessa è la solita: non sono un economista, ma cerco di guardare ai dati, quindi se trovaste delle imprecisioni sono pronto a correggerle e a scusarmi.

Semplificando al massimo la produttività si definisce nel rapporto tra la quantità di prodotto e i fattori impiegati per produrlo, tipo: quanti caffè riesce a fare il barista in un’ora?

Ritenere che le carenze siano tutte dal lato del lavoro – come spesso si fa – sembra essere sbagliato e i dati Istat ce ne danno conferma. In trent’anni (1980-2009)

la produttività del lavoro ha registrato una crescita media annua dell’1,2 per cento, attribuibile ad un incremento medio dell’1,4 per cento del valore aggiunto e ad uno dello 0,2 per  cento delle ore lavorate

Quindi ad incidere sulla produttività del lavoro non è stato, evidentemente, l’aumento delle ore. Ancor più netto il dato relativo ad un periodo più breve e più vicino. Tra il 2000 e il 2009 la produttività è scesa dello 0,5% l’anno, mentre le ore lavorate sono aumentate dell’1,4%.

Mi sembra importante che si noti la differenza tra la produttività del lavoro e quella totale dei fattori che comprende, chiarisce l’Istituto di statistica

…innovazioni nel processo produttivo, miglioramenti nell’organizzazione del lavoro e nelle tecniche manageriali, miglioramenti nell’esperienza e livello di educazione raggiunto dalla forza lavoro, parte dei miglioramenti nella qualità dei beni d’investimento, andamento del ciclo economico, economie di scala, esternalità, riallocazione dei fattori produttivi verso utilizzi più produttivi

Ecco, la produttività totale dei fattori basata su questi elementi è cresciuta dello 0,4% all’anno nel trentennio 1980-2009 (quindi meno di quella del lavoro) ed è scesa dello 0,9% nel decennio 2000-2009 (quindi più di quella da lavoro).

Un altro punto importante. L’Istat non chiarisce se in queste statistiche siano comprese le pubbliche amministrazioni. Ma dalla tabella non sembra

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4 Risposte

  1. Bravo Simone, condivido tutto

  2. Un punto di partenza molto semplice per cercare di aumentare la produttivita’ e’ questo.

    Ogni volta che alla domanda “perche’ fai così?” la risposta fornita e’ “perche’ ho sempre fatto così” o un’altra risposta generica li’ c’e’ un possibile punto di intervento per migliorare la produttivita’.

    Attenzione, pero’, che il ciclo di lavoro aziendale e’ una rete (nell’accezione piu’ generica del termine), la cui efficienza totale e’ data dall’efficienza del nodo (o segmento) meno efficiente; e’ li’ che ci si deve concentrare.
    Da ultimo, vale la regola dell’ottimizzazione secondo la quale si deve smettere di ottimizzare quando non e’ piu’ conveniente farlo.

    Insomma ci vuole al contempo una vista d’insieme e un’analisi e una conoscenza dei dettagli nei minimi particolari.

    Poi alcune volte il discorso dell’ottimizzazione si scontra con quello del calo dell’occupazione o del livello professionale dei dipendenti, ma questa e’ un’altra cosa.

  3. Reblogged this on Fabio Argiolas.

  4. icittadiniprimaditutto |Rispondi

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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