Ancora sul diritto al lavoro e su chi fa un po’ di confusione


Bisogna dire la verità: il ministro Fornero ha fatto, fin dall’inizio del suo mandato, una serie impressionante di errori di comunicazione e qualche errore materiale (vedi il caso degli esodati). L’ultima vicenda è quella dell’ormai famigerata intervista al Wall Street Journal, nella quale, secondo la vulgata, avrebbe detto che “il diritto al lavoro va conquistato”. In realtà – e da queste parti se ne è già scritto – non ha detto esattamente questo.

Ho l’impressione che sul tema del lavoro si faccia molta confusione: diritto al lavoro e diritto al posto di lavoro; astrazione del dettato costituzionale dalla sua applicazione reale; mercato, ma solamente quando fa comodo. Non ne faccio una colpa a chi compie questi errori, perché la questione del lavoro penetra, mi si perdoni la brutalità dell’espressione, nella carne e nel sangue di ciascuno di noi e perché fa scattare facilmente una serie di riflessi condizionati.

Ora, cosa dice questo benedetto articolo 4 della Costituzione, comma 1?

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Sul diritto al lavoro si sono spese fin troppe parole. Basti ricordare qua – nella speranza di non essere fucilato seduta stante da un giurista – che la differenza tra l’astrattezza di un diritto e l’applicazione pratica può essere notevole. Si può pensare a tutte le limitazioni che esistono alla libertà individuale o al diritto “di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ma la Costituzione prevede anche che la Repubblica “promuova le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Bene, da questo lato mi sembra che a Fornero (così come ad altri autori di riforme del lavoro) poco si possa dire: secondo il suo (loro) pensiero l’obiettivo finale della nuova legge è esattamente questo. Dunque, la riforma può essere sbagliata, ma si propone esattamente di consentire agli italiani di fruire del diritto al lavoro.

Fuor di Costituzione, però, c’è un altro elemento centrale che viene sottovalutato, soprattutto da coloro secondo i quali l’errore più grave di Fornero è stato il dire che

un impiego non è qualcosa che ottieni per diritto, ma qualcosa che ti conquisti, per cui devi combattere e per il quale potresti persino dover fare dei sacrifici

Quello del lavoro è un mercato. In un mercato – per definizione – ci si fa concorrenza per ottenere il risultato migliore, che nei periodi di crisi può essere il fatto stesso di ottenere un lavoro. Nasconderselo equivale a mettere la testa sotto la sabbia. Questione diversa è il come questa battaglia si combatte, con quali colpi. Siamo abituati a quelli sotto la cintura, mentre una competizione fair dovrebbe prevedere solo un’arma, quella del merito.

Ho parlato di Costituzione all’inizio. Mi fa piacere ricordare ancora una volta il comma 2 di quell’articolo 4

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Non è un caso se i Costituenti lo hanno inserito esattamente in quel punto. A quel diritto corrisponde un dovere.

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