Prima l’Europa economica di quella politica. E meno male.


La tesi è talmente diffusa da essere diventata un luogo comune: uno dei grandi errori degli Europei, si legge e si ascolta da molte parti, è stato fare prima un’unione monetaria ed economica, senza pensare che questa dovesse essere preceduta da un’unione politica.

In realtà è una tesi completamente sballata. Basta provare ad immaginare cosa avrebbe voluto dire mettere insieme quella specie di guazzabuglio che è il vecchio continente, senza che vi fosse un interesse comune. E storicamente, salvo rare occasioni, la “voglia di pace” non ha questa forza cementatrice, mentre il guadagno economico sì (badate, non è una valutazione di merito).

Vista in questa prospettiva sarebbe stato ben difficile fare altro. Del resto, per citare Voltaire

Entrate nella Borsa di Londra, un luogo più rispettabile di tante Corti: vi vedrete riuniti i deputati di tutte le nazioni per l’utilità degli uomini. Là l’ebreo, il musulmano e il cristiano negoziano come se fossero della stessa religione, e non danno l’appellativo di infedeli se non a coloro che fanno bancarotta; là il presbiteriano si fida dell’anabattista e l’anglicano accetta la cambiale dal quacquero. (ok, oggi la Borsa di Londra non è “un luogo più rispettabile di tante corti”)

Tutto questo può aiutare a spiegare perché si è partiti da mercato unico e moneta unica (ammesso che il mercato comune e Schengen non siano fatti politici), ma non il perché sia stato meglio.

Abuserò ancora una volta dell’etimologia della parola crisi, che è “separazione”, “distinzione”, “scelta” e per estensione “cambiamento”. Di qualsiasi tipo siano le crisi mettono di fronte una persona, un gruppo di persone, un popolo alle proprie contraddizioni. Il vantaggio di una crisi economica è che impone una soluzione a queste contraddizioni, perché non è cosa che attiene ai sentimenti o agli ideali, ma al concetto di benessere. Ci riporta insomma alla  preoccupazione primaria di quasi tutti i mammiferi e di gran parte del mondo animale: mangiare, sopravvivere, assicurarsi che riescano a farlo anche i propri figli.

La crisi economica e la crisi di un’unione monetaria ci mettono in sostanza di fronte ad un bivio politico (o trivio? quadrivio?), ci costringono al cambiamento, alla scelta, a capire cosa vogliamo fare di questo progetto. Se fallirà, senza tanti drammi, vorrà dire che non eravamo pronti e ci sarà un’altra piega della storia nella quale questo sogno di pace e prosperità che in fondo coltiviamo tutti prenderà corpo.

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