La confusione del ministro Barca


(questa storia ha un seguito: la risposta del ministro)

Ho trovato molto istruttiva l’intervista che il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca ha rilasciato a Repubblica. Barca è un uomo che non nasconde di essere molto vicino al centrosinistra ed è persona – da quel che finora si è visto – di larghe vedute, tanto da essere indicato da alcuni come possibile risorsa per il futuro della sua parte politica.

L’intervista si apre con un riassunto del pensiero di Barca. Si cita il saggio Why Nations fail, dell’economista Mit Doran e del politologo James Robinson, nel quale si sostiene che i Paesi con “istituzioni inclusive”, aperte alla partecipazione e all’innovazione, vincono su quelli dove dominano le rendite di posizione. Un’idea ampiamente condivisibile, direi.

Ovviamente, secondo Barca, l’Italia fa parte della seconda specie e deve diventare della prima. Poi, però, nel parlare della necessità di nuove classi dirigenti, ad una domanda su cosa pensi di Matteo Renzi, risponde così:

Renzi come altri sente questa pulsione. Avverte che questo è il punto. Ma è un terreno che va riempito di contenuti, non lasciato al webbismo, al twitterismo o al nuovismo che non si misurano con la concretezza.

Ecco, non voglio esagerare il ruolo del web nel futuro della politica. Ma di certo se c’è una cosa che la rete può contribuire a fare, in un Paese nel quale la distanza tra la cosiddetta classe dirigente e i cittadini continua ad allargarsi, è proprio creare inclusione e partecipazione. La rete può aiutare nel creare un rapporto diretto con la politica o i politici, può dare maggiori possibilità di portare all’attenzione nazionale temi a volte lasciati da parte, diffondere in maniera più capillare l’informazione e le informazioni, renderci tutti dei cittadini meglio informati e in grado di decidere con maggiore coscienza. La classe dirigente che nascerà da questo processo non potrà che essere più preparata, più attenta, più aperta, più disposta a valutare diverse sfaccettature dei problemi e con meno pregiudizi.

Poi, certo, c’è anche chi non è disposto a discutere, chi interpreta il web come strumento di propaganda, come funzionale alle proprie battaglie e alle proprie idee. Ma nel lungo termine – credo e spero – questa strategia si rivelerà perdente.

L’errore è nel liquidare questi processi in maniera semplicistica o inventando neologismi riduttivi. Ma l’intervista è istruttiva, proprio perché rivela lo scarso livello di riflessione che l’attuale classe dirigente – con le debite e ben conosciute eccezioni – sta portando avanti su questi temi.

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10 Risposte

  1. A costo di ripetermi come un disco rotto (ma quanti hanno visto davvero un disco rotto che si ripete e quanti sanno che non parlo di un hard disk?), credo che chi vede negativamente o con sufficienza i fenomeni di aggregazione telematica non li voglia conoscere o non riesca a farlo anche (ma non solo) per un fatto di gap generazionale.

    Ci sono ovviamente delle eccezioni (mio padre una di quelle), ma c’e’ una fascia di confine anagrafico oltre la quale chi si destreggia con Internet e i computer e’ una mosca bianca.

    Chi urla da un palco “venite qui a dirmelo in faccia” ha forse meno ascoltatori reali (tranne, quindi, quelli che sono li’ per dovere o per apparire) di chi scrive le proprie opinioni su un blog o un twit.

    Questo comportamento e’ molto pericoloso per Internet in quanto c’e’ il rischio che queste persone, una volta che si saranno rese conto del peso della Rete e del fatto di non poterla influenzare, potrebbero limitare la liberta’ di azione dei cittadini telematici.

    1. Dubito. Però bisogna far attenzione a quel che si dice

  2. credevo di aver commentato. nel caso scusatemi per la ripetizione.

    Non sono d’accordo.
    Il ministro Barca ha dimostrata attenzione verso il web, i suoi fruitori e le sue dinamiche e a quanto sia importante nella comunicazione tra istituzioni, politica e cittadini (vd opencoesione.gov.it ). Dobbiamo distinguere tra la comunicazione politica o istituzionale sul web, atta a creare dibattito e interazione tra i soggetti della scena pubblica e i cittadini ed invece chi usa la visibilità altrui a vantaggio della propria.

    1. Appunto, dobbiamo distinguere. E l’impressione è che il ministro non l’abbia fatto.

  3. Credo che la differenza stia nei contenuti. Il ministro Barca interagisce giornalmente con il web attraverso i suoi canali personali ed i suoi canali istituzionali. Leggete la sua timeline di twitter @fabriziobarca e fate attenzione agli orari di interazione: spesso scrive e risponde alle domande degli altri utenti in orari non proprio convenzionali come l’una o le due di notte. Con l’intervento Barca voleva solo dire “Web come mezzo non come fine”. Non sentiamoci subito chiamati in causa quando si fa una riflessione su internet, politica e reti sociali. Salute!

    1. Certo che la somma delle polemiche di questi giorni, delle frasi della Camusso e di quelle di Barca non fanno ben sperare. Trovo solo che ci sia un rischio, con queste frasi, di dare corpo ad un certo conservatorismo nei modi di far politica e di rapportarsi con gli elettori

  4. […] era parso che il ministro della Coesione territoriale, Fabrizio Barca, intervistato da Repubblica, avesse espresso un giudizio avventato. Non mi sembrava fosse da lui. L’ho sollecitato via Twitter e ha risposto. Ottimamente, a mio […]

  5. Nota: potrei sbagliarmi, ma (riguardo a Why Nations Fail), Doran è il nome, Acemoglu il cognome.

  6. Caro Spetia, il Ministro Barca ha fatto realizzare un sito pieno di contenuti utili ai cittadini perché valutino le politiche di cui si occupa; ha messo online informazioni su quasi 500mila interventi pubblici pr lo sviluppo e la coesione (OPENCOESIONE.gov.it); ha voluto che il Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica avesse una sua presenza su Twitter autonoma da quella propria e divulgasse l’opera di confronto in corso sul territorio; ha voluto che il proprio staff utilizzasse un account per Twitter distinto da quello personale, che utilizza di persona personalmente (scriverebbe Camilleri). Mi pare che le sue frasi di possano interpretare correttamente se si fa lo sforzo di informarsi sul suo comportamento. La prossima settimana verranno pubblicati su OpenCoesione altri 6.000 interventi deliberati dal CIPE. Speriamo ci sia la stessa attenzione: sarebbe un benemerito servizio pubblico. Buon lavoro!

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