Il PD e la strategia di marketing berlusconiana


Il gioco è abbastanza scoperto, visto che sono vent’anni che abbiamo visto un tipico schema di marketing (piuttosto vecchiotto, a dire il vero) applicato alla politica: ripeti ossessivamente qualcosa, ci crederanno. Ora, una parte del PD sta facendo esattamente questo con Matteo Renzi. Il tema è il programma. Prendete la frase di Stefano Fassina, responsabile economico del PD,  questa sera

E’ singolare che c’è chi si candida senza nessuna proposta su temi come l’Europa, il lavoro. Se c’è un confronto è perché ci sono posizioni diverse, visioni diverse, interessi diversi, interessi da rappresentare diversi.

Ci stavo per cadere anch’io, poi mi sono ricordato delle 100 proposte per l’Italia. E pensare che non era nemmeno un anno fa.

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Una Risposta

  1. Dal post di Nonunacosaseria di oggi “la lista della spesa”
    Matteo Renzi ha detto parecchie cose di buon senso ieri a Verona. Mi è piaciuto l’approccio rivolto al futuro e poi leggo sul sito web alcuni punti programmatici che promettono bene. Anche ‘sta storia dell’elettorato di centrodestra da conquistare andrebbe un po’ ridimensionata, perché è tutt’altro che stupida: e non significa – perlomeno spero – che il PD si deve spostare a destra, ma semplicemente che ci sono tante persone alle quali va offerta una prospettiva e un’idea d’Italia diverse da quelle dei Berlusconi e dei Bossi e questo lavoro lo deve fare il PD, non Casini o chi per lui. A meno che non si voglia, come alternativa, la solita partita di giro in cui il PD toglie X voti a SEL e SEL toglie Y voti a Di Pietro e Di Pietro toglie Z voti al PD e la somma totale però poi alla fine è sempre quella.
    Quello che mi convince poco o niente, invece, è la definizione di “lista della spesa” riguardo al programma. Un anno fa Renzi mise in campo le cento idee che poi altro non erano che altrettanti obiettivi da raggiungere senza però indicare, la maggior parte delle volte, le proposte concrete. Adesso le cento idee sono scremate in undici (s)punti che sono nuovamente altrettanti obiettivi da raggiungere senza però indicare, la maggior parte delle volte, le proposte concrete. Che poi, tolti alcuni più marcatamente blairiani, si tratta spesso e volentieri di (s)punti che potrebbe avanzare anche Bersani (asili nido, semplificazioni fiscali, lotta all’evasione fiscale…).
    Del resto, lo stesso Renzi spiega che il programma sarà presentato soltanto due settimane prima delle primarie. Mi chiedo, allora, a cosa son servite le cento idee dell’anno scorso e gli undici (s)punti di quest’anno se poi la sua campagna per le primarie sarà tutta basata sull’emotività e sulla sfida generazionale.
    E’ che io sono all’antica e penso troppo a Ugo Tognazzi-Domenico Rocchetti nel film “La marcia su Roma”: tiene in mano il foglietto con il programma di San Sepolcro e, via via che prolunga la militanza fascista, cancella le promesse che non verranno mantenute. Non vorrei che a quel Tognazzi-Rocchetti lì avessero pensato troppo pure gli uomini dello staff di Renzi

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