Le Parlamentarie di Grillo, la metà vuota e la metà piena del bicchiere


Se voleva essere una mobilitazione di popolo – del presunto popolo della rete – le primarie per scegliere i candidati del Movimento 5 Stelle al parlamento, non lo sono state. Novantacinquemila le persone che si sono espresse nel voto on line che, va detto, aveva le sue rigidità: lo si poteva fare solo dalle 10 alle 17. E rimangono i dubbi, posti dall’ex militante Fulvio Biagini sulla trasparenza di queste elezioni, su chi gestisca, alla fin fine, i dati raccolti, sulla pubblicità dei verbali. Dubbi fondati, anzi, fondatissimi.

La parte mezza piena del bicchiere è tutta nella novità e nel mezzo utilizzato, la rete. Dopo tanto parlare di democrazia e di voto on line, arriva il primo esperimento concreto realizzato all’interno di una forza politica accreditata ormai di un 15% delle preferenze. E che mette i partiti di fronte a quella che non è più un’ipotesi di scuola, ma una realtà: si può fare e qualcuno l’ha fatto, effettuando tra l’altro un rigido controllo degli accessi.

A pensarci bene avrebbe potuto farlo anche il centrosinistra, che alle primarie ha consentito agli elettori residenti all’estero di votare on line, a quelli residenti in Italia no, forse anche perché portare 3 milioni di persone alle urne è comunque una prova di forza. Ma se fossero stati 2 milioni nei circoli e 3 milioni in rete la prova di forza non sarebbe stata altrettanto grande? Una domanda che d’ora in poi toccherà porsi.

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4 Risposte

  1. Non essendo iscritto al partito dei grillini, non ho votato e non ho visto in prima persona com’era la procedura di voto da un punto di vista tecnico.
    Ciò premesso, da consulente IT e sviluppatore web mi suona strana una cosa: Grillo ha detto che stavano facendo gli scrutini di notte.
    Se la procedura di voto è stata scritta bene (cosa che mi aspetto da un partito sul web), al momento di chiudere le votazioni c’è già la classifica su un database, anzi è disponibile in tempo reale agli amministratori di sistema anche durante le operazioni di voto.
    Per fare un paragone, è come se il sistema di voto scrivesse in un foglio di Excel: basta dire al computer di contare e dopo una frazione di secondo ecco il risultato.

    Per il PD: nulla mi toglie dalla testa il dubbio che siano stati tagliati fuori gli elettori che avrebbero potuto esprimere un cambiamento. Bisogna fare ancora molta strada verso la vera democrazia in cui le regole non vengono fatte per favorire qualcuno.

  2. In realtà, sembra che i votanti effettivi siano circa 32000 (3 voti per ciascuno danno la somma totale dei famosi 95000 voti).
    Dal punto di vista strettamente “politologico”, Grillo esercita un fortissimo controllo sulle cosiddette “aree di incertezza organizzativa”, in particolare su tutto quello che transita dal portale, che deve essere certificato dal suo staff non si sa esattamente sulla base di quali criteri e controlli. Un controllo che però finisce nel premiare i “notabilitati locali”. Alla fine, anche queste primarie on line lo hanno dimostrato.
    Ad oggi, viste alcune evoluzioni e visti alcuni nomi, mi sembra si stia progressivamente consolidando una categoria di “primi inter pares” all’interno dei vari gruppetti locali, rafforzati spesso da “assemblee regionali” che di trasparente hanno ben poco (limitazione della partecipazione ai soli iscritti ai Meetup o alle liste, mancanza di pubbliciità dei lavori attraverso registrazioni, filmati, etc). Gli “organizer” dei MeetUp diventano delle specie di “padroni” della piattaforma, praticamente inamovibili, e nei fatti non c’è alcuna rotazione di “incarichi” o di rappresentanza “di vertice” – che teoricamente non dovrebbe esistere, ma esiste nella pratica (guarda Bonafede a Firenze…).
    Tutti fenomeni TIPICI delle strutture di partito, ancora più tipici quando non ci sono nemmeno regole formali che delineano l’organizzazione e che quindi, localmente, lasciano ancor più spazio al “capetto” di turno.
    Questo mi pare si sia riprodotto pedissequamente a livello di “primarie on line”: al di là della fuffa sui “cittadini che scelgono”, alla fine la scelta è stata limitata agli iscritti “al partito”, su liste di “iscrittissimi”, ovvero di persone che avevano già fatto parte di liste certificate. Eliminando i 1400 candidati, che suppongo abbiano votato a loro volta, di fatto i votanti effettivi sono stati circa 30000, forse qualcosa meno. Ovvero circa venti “iscritti” per candidato. Numero abbastanza facile da pilotare localmente, anche attraverso accorti “inter-Meetup”…

  3. I voti sono stati 95.000. Mi pare di aver capito che si potevano esprimere 3 preferenze. Se è così, i votanti sono meno di 95,000, circa 32.000 se ognuno dei votanti ha espresso le sue 3 preferenze. Se mettiamo in relazione il numero di votanti con le percentuali che emergono dai sondaggi (15%-18%) c’è qualcosa che non torna. Mi vengono in mente un paio di alternative:
    1) La voglia di partecipazione diretta di cui Grillo si è fatto promotore in questi anni lo ha un pò tradito: sembra aver incanalato molto più la voglia di protesta (disimpegnata) che la voglia di partecipazione.
    2) Il tanto decantato “online” funziona fino a un certo punto, se lo imbrigli con un pò di sacrosante regole. Possibilità di votare nei giorni feriali, in ore ufficio, registrazione: una organizzazione, liquida, solida o gassosa che sia, ha bisogno di darsi delle regole e, come abbiamo visto anche con le primarie del PD, gli italiani sono un pò allergici alle regole…

  4. Con la democrazia on line dovremo fare i conti – piaccia o meno, e a me personalmente per ora non piace. Attualmente l’esperimento Grillo dimostra soprattutto quello che già sappiamo_ la stragrande maggioranza di quelli che sono attivi nei social media sono spinti da altro interesse non dalla reale partecipazione alla politica.
    Credo, siamo tuttora parzialmente nella fase infantile dell’entusiasmo per i media, ma la si supererà come sempre accade, a quello stadio i politici dovranno arrivarci pronti, dovranno aver acquisito la capacità di far partecipare alle scelte in modo consapevole, fuori dallo spettacolarismo, con regole praticabili e assoluta trasparenza. Solo così la nostra espressione potrà essere valutata come effettivo esercizio di democrazia

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