Archivi Mensili: febbraio 2013

In piazza Duomo da Grillo non c’erano 100mila persone. Perché non ci stavano.


(Modifica importante: nella versione precedente del post avevo attribuito la cifra di 100mila persone agli organizzatori dello Tsunami Tour: mio errore. Lo stesso Grillo al minuto 8.45, qua dice che ce ne erano 50mila, sovrastimata comunque ma in maniera accettabile) 

Alcuni giornali?  hanno detto che in piazza Duomo, ieri, c’erano 100mila persone. E’ falso.

Considerando le parti più affollate (davanti al palco) e quelle meno (ai margini) e facendo una media, si calcola che nelle  manifestazioni pubbliche di questo tipo possano entrare 3 persone a metro quadro. Piazza Duomo misura 17mila metri quadri circa, aiuole comprese: fanno 51mila persone al massimo. Ieri ci sono stato e l’occupazione era più o meno questa: in rosso la parte più affollata, il giallo quella con la folla in diradamento, in blu il palco di grillo. Quella specie di color senape indica, per correttezza, una zona ancora relativa alla manifestazione (ossia di gente in ascolto), ma con un livello di affollamento simile a quello che si ha quotidianamente

DUOMO DALL'ALTOCOLOR

Non uno straccio di idea del Paese


Partiamo dalla vulgata: è una brutta campagna elettorale, piena di promesse per lo più irrealizzabili. Vero, ma perché? Non ricorderemo uno slogan che sia uno, al di là di “Restituiremo l’IMU” (Berlusconi) “A casa” (Grillo) “Smacchieremo il giaguaro” o “Italia giusta” (Bersani): il primo è una promessuccia elevata a refrain, il secondo il grido di rabbia di chi assedia il fortino, il terzo una boutade che ha già stancato, il quarto la vaghezza elevata a programma di Governo.

Eppure gli slogan, troppo spesso bistrattati e ritenuti un modo per accattivarsi il pubblico per vie brevi, possono essere molto significativi, trasmettere un’idea più profonda. Del caso di Obama si è scritto molto, ma è esemplare perché l’uomo e il suo staff sono straordinari conduttori di campagne elettorali:  si pensi solo “Change” o “A New Beginning”, una parola il primo, tre parole il secondo, ma riescono da soli a dar l’idea che il tempo al quale si guarda è il futuro.

Ecco, la nostra è una campagna elettorale accartocciata sul passato, virata seppia. Non è un caso che la Rai stia preparando il ritorno di Carosello  e dell’Intervallo, ripescando prodotti di tempi nei quali diventavamo un grande Paese, nei quali giocavamo la nostra partita senza paura, faccia al vento. Solo che ora la paura è tanta, la grandezza ha il fetore della decadenza e abbiamo voltato la faccia perché sentiamo freddo.

Ci vorrebbe qualcuno che parli di “un nuovo inizio” o di “cambiamento”; qualcuno che disegni un’ipotetica Italia del 2023 o del 2033, ci dica come vuole realizzare il disegno e dopo (solo dopo) ne faccia emergere uno slogan o una promessa.

E’ giusto, per esempio, che la questione dell’IMU entri in campagna elettorale. Ma un’eliminazione della tassa sulla prima casa non può venire prima di una riflessione sui parametri entro i quali si ragiona: usciamo o meno da uno schema che ha fatto della proprietà immobiliare  a tutti i costi una forma di welfare e insieme un enorme vincolo? E ancora: possiamo parlare di tasse senza discutere di ridefinizione dei rapporti tra il cittadino e lo Stato?

E’ essenziale ragionare sul rapporto con l’Europa, ma il gioco si riduce alla consonanza o dissonanza con Merkel/Hollande o alla rabbia contro una fantomatica Europa dei tecnocrati e delle banche. Nessun pensiero, finora, su come ci collochiamo noi.

Vedo ricette di corto respiro, anzi, di cortissimo: ci stanno promettendo pesci, invece di insegnarci a pescare. E scusate il qualunquismo.

 

Febbre da cavallo (c’è la crisi)


Questa storia dei tortellini. Mi sa che stasera me lo rivedo

Italiani minorati


“E’ troppo facile raccontare la propria storia, bisogna comparare e discutere pacatamente. Non e’ possibile trattare gli italiani come dei minorati”, dice Mario Monti parlando del confronto TV. L’uso dell’espressione è discutibile, ma al di là di questo il divieto di pubblicazione dei sondaggi nelle ultime due settimane di campagna elettorale dimostra che questo trattamento, gli Italiani, lo subiscono già.

Sanremo, Crozza e Grillo


Con un amico e collega si diceva che uno dei grandi difetti del Crozza di Sanremo è stata – al di là di tutto – la durata. Non è un performer, 40′ di televisione non li regge. Notava l’amico e collega che quel tempo televisivo, per capacità, presenza scenica e improvvisazione, lo sanno sostenere giusto Fiorello e Benigni. Ne ho aggiunto un altro: Beppe Grillo. Anzi, credo che sia il migliore in assoluto, un animale da palcoscenico incredibile, con una capacità di alternare l’alto e il basso, di giocare con i paradossi e di gestire gli imprevisti assolutamente unica. Immaginate il palco di Sanremo, immaginateci Grillo, immaginateci una contestazione come quella subita da Crozza e fatevi un’idea. Secondo me è da 20%, ma va ricordato che le piazze si riempiono anche per questi motivi: non è un comizio, è uno spettacolo.

La forza di Berlusconi è (ancora) il politicamente scorretto


Uno dei punti di forza di Silvio Berlusconi, da sempre, l’avversione per il politicamente corretto. Ne fa un gaffeur, ma ne fa anche l’uomo che riesce a solleticare gli istinti di un’ampia porzione dell’opinione pubblica. Il riflesso condizionato dei suoi oppositori e talvolta anche degli alleati è rispondergli come tutti si aspettano che gli si debba rispondere: marcando la distanza tra le sue parole e quello che sarebbe giusto dire. Il gioco del Cavaliere funziona particolarmente bene quando, dicendo cose politicamente scorrette, dice la verità.

Un esempio classico è l’espressione “stato di polizia tributaria”: ha una carica eversiva pazzesca e però risponde al comune sentire di molti tra coloro che, in piena recessione, si trovano a fare i conti con gli esattori delle tasse e con un onere della prova sostanzialmente invertito.

Ma la migliore è quella di oggi. L’affermazione secondo la quale per fare gli affari in certi Pesi devi pagare una mazzetta, colpisce perchè detta da un alto responsabile politico ed ex presidente del Consiglio, ma è incontestabile. Maroni, per distinguersi, ha balbettato qualcosa sul fatto che bisogna rafforzare la lotta alla corruzione in tutto il mondo. Bersani parla di “affermazioni abnormi”, ma poi c’è la realpolitik: un Governo di centrosinistra o di qualsiasi colore sottrarrebbe alle società di proprietà dello Stato, che forniscono ricchi dividendi e sono parte di una strategia di politica estera, la possibilità di ottenere grandi commesse, favorendo magari concorrenti francesi o americani? Probabilmente ci sono vie diverse di dare una “tangente”. Esempio: un programma di cooperazione con la controparte governativa che preveda un tot di investimenti. Non so se funzionerebbe. Anzi, probabilmente no. Di certo, rispetto alla negazione della verità, sarebbe stata un’ottima risposta da campagna elettorale

Meno voti per Maroni


Annuncia querele, parla di “giustizia ad orologeria” per la chiusura delle indagini su Formigoni, attacca i magistrati. La mia modesta impressione è che queste sparate non porteranno a Roberto Maroni molti voti. Non nel 2013, dopo quello che si è visto a livello politico/giudiziario negli ultimi mesi. Non dopo che il cambio nella lega è avvenuto all’insegna delle scope e del fare pulizia.  Vedremo.

Domanda


Da ottobre scorso, a quanto pare, sono bloccati i pagamenti per la cassa integrazione in deroga. Vuol dire che ci sono centinaia di migliaia di lavoratori che non percepiscono reddito da quattro mesi. In qualsiasi Paese sarebbe scoppiata una mezza rivoluzione, da noi no. Come mai?

Il candidato di Grillo sui matrimoni gay. “A questo punto potremmo sposarci con il nostro animale”


Dal minuto 1’55” circa. Francesco Perra, candidato alla Camera del Movimento 5 Stelle.

Ci divento pazzo


La corruzione, il sommerso, la scuola e l’università da rifondare, un mercato del lavoro che funziona male, una burocrazia folle, la fiscalità alle stelle, l’arretratezza digitale, un  sistema politico lento, farraginoso e poco efficace. E siamo ancora tra le grandi potenze industriali del pianeta. A pensare a cosa potremmo essere se risolvessimo la metà della metà di questi problemi divento pazzo.

Gentile degli Astolfo

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