Archivi Mensili: marzo 2013

Più che saggi servirebbero visionari


“Non vogliamo la vostra capacità di fare fotocopie o portare il caffè. Vogliamo il vostro cervello. Dow Jones e il Wall Street Journal, leader mondiali nel settore dell’informazione economica, stanno cercando anticonformisti brillanti, svegli e creativi con qualsiasi formazione – design, giornalismo, sviluppo di applicazioni, imprenditoria, storia dell’arte, biologia – per lavorare con il nostro amministratore e i massimi innovatori dell’industria, quest’estate. Abbiamo bisogno di gente come voi che ci aiuti a immaginare come possa essere il nostro business tra un anno o tra dieci.  (…) In sostanza, vogliamo che ripensiate il mestiere di fare notizie”.

Ci sono percorsi mentali che possono illuminarti o farti prendere una cantonata. Sia come sia, mi è venuto naturale correlare la scelta dei dieci saggi di Napolitano con la notizia che ho trovato a pagina 17 del Corriere della Sera (sorry, niente link, solo cartaceo): il Wall Street Journal e Dow Jones cercano giovani stagisti. Altamente consigliata la lettura di tutto il bando. Ad ogni buon conto qua sopra ho tradotto approssimativamente le cose essenziali. Cercano gente che sappia rompere gli schemi. Non cercano saggi, cercano visionari. Forse è proprio quello che ci servirebbe

Grillo, Berlusconi, Tatarella. Insomma, una cosa sui giornalisti


GRILLO GIORNALI

Noi giornalisti abbiamo una naturale tendenza ad essere corporativi, non più accentuata rispetto ad altre categorie professionali, ma con la differenza che abbiamo una voce più potente. Il fatto stesso di avere una voce più potente fa sì che i nostri lettori, ascoltatori, telespettatori percepiscano il nostro corporativismo con una forza molto maggiore, specie quando commettiamo errori. Non sono pochi i casi nei quali abbiamo difeso acriticamente giornalisti che avevano palesemente sbagliato, invocando la libertà di stampa anche quando non c’entrava nulla. Il refrain è lo stesso usato per i politici: i giornalisti sono intoccabili, in definitiva “siete una casta”. Abbiamo senza ombra di dubbio alimentato questa visione.

C’è un altro refrain tipico: “non vi occupate dei problemi della gente”. E’ parzialmente vero: gran parte della fruizione dell’informazione avviene per via televisiva e, in specie, attraverso i telegiornali, che spesso si compongono di un’ampia pagina politica (“la politica politicante”), di cronaca nera (“sciacallaggio”), esteri (dei quali, notoriamente, non frega niente a nessuno), meteorologia, cronache vaticane e raramente di problemi delle imprese, conti dei cittadini, economia reale, problemi del trasporto pubblico locale e nazionale, burocrazia. E’ la classica differenza tra quello che un lettore/telespettatore percepisce come argomento degno di interesse e quello che noi percepiamo come notizia: l’autobus arriva in ritardo, ma il giornale locale si occupa dei problemi della giunta cittadina; la mia azienda ha debiti fino al collo, il giornale si occupa dello scontro tra Fiat e Fiom; non ho lavoro e tu scrivi retroscena dalle stanze ovattate della politica (“contiguo al potere”).

Ovviamente è una generalizzazione e, in quanto tale, sbagliata: ci sono straordinarie trasmissioni televisive di inchiesta, eccellenti pagine di servizio e di denuncia sui giornali, splendide [:-)] trasmissioni radiofoniche. Insomma, è pieno di giornalisti che fanno il loro mestiere, se non in maniera eccellente, almeno in maniera decorosa. In generale è vero che c’è una sottovalutazione dei problemi “spicci” e anche – mi si consenta – poca attenzione ad una serie di realtà apparentemente marginali che sono il brodo di coltura dello zoccolo duro di Grillo: le comunità locali che lottano contro le grandi e piccole opere, quelli che vedono il sotterfugio politico o finanziario dietro ogni decisione, quelli del “complotto”, ma anche del “vogliono fregarci” (lo stesso frame di Striscia la Notizia: Giuliano Santoro, nel suo bel libro “Un Grillo qualunque” parla a lungo proprio del rapporto tra Ricci e il leader del 5 Stelle), i disperati, quelli che pensano che non ci sia più nulla da perdere. Non dico che si debba ergere questa umanità a lettore tipo, ma che questo mondo lo si sia preso sottogamba sì: aveva bisogno di essere rappresentato sui media, non ha avuto soddisfazione.

Grillo sguazza in quel brodo di coltura, ha eccellente gioco nel dipingere i giornalisti come li dipinge e in questo modo attira consensi. Il fenomeno non è nuovo, visto che Berlusconi ha sempre utilizzato la stessa tecnica, sia nei rapporti con la stampa, sia come metodo di azione politica: il presentarsi come uomo fuori dall’establishment è stata fin dall’inizio la sua cifra.

La grande stampa internazionale non ha giudizi propri ma esprime i giudizi dei corrispondenti e su questi le sinistre hanno lavorato benissimo. Tra gli stessi corrispondenti ci sono molti che fanno capo alle sinistre. Anche qui ci sono i comunisti e i giornalisti che a loro rispondono (1994)

Ma giova ricordare anche, tornando sempre al 1994, questa intervista di Pinuccio Tatarella, forse prima vera evocazione pubblica dei cosiddetti “poteri forti”, tra i quali, manco a dirlo, c’erano “i gruppi editoriali con le loro intese”. All’epoca Tatarella era vicepresidente del Consiglio del Governo Berlusconi.

A ben pensarci lo volontà di screditamento della categoria prende corpo e visibilità allora, si incarna, per così dire, nel Cavaliere. Grillo ha raccolto i frutti di questa operazione e, sempre a ben pensarci, il parallelismo funziona anche sotto altri aspetti: laddove il Cavaliere aveva le televisioni, Grillo dispone di uno dei siti più popolari d’Italia; entrambi possono fare a meno dei giornalisti, mentre i giornalisti non possono fare a meno di loro, pena la rinuncia ad informare; infine, facile facile, la perfetta identità sostanziale tra la consegna di una videocassetta ai telegiornali e un post sul blog. La sostanza è che c’è un ampio pezzo della popolazione italiana (grossolanamente un 45% dell’elettorato) che è convinto che dei giornali e dei giornalisti non ci si possa fidare e ha la prova che giornali e giornalisti si possano “saltare”: il rapporto con il leader è diretto, disintermediato e per informarsi ci sono altri mezzi, spesso quelli dello stesso leader oppure “la rete”.

Già, la rete. E’ finita, apparentemente, l’epoca nella quale il parlamentare veniva ad implorare o chiedere la diffusione di un comunicato o del suo pensiero: se il parlamentare del M5S vuole esprimersi, mediamente lo fa su Facebook. Nella categoria dei giornalisti questo può comprensibilmente generare smarrimento e scatta lo stesso loop che Berlusconi ha creato con i magistrati: lui tira legnate, loro si arroccano e così, quasi involontariamente, fanno il suo gioco dandogli implicitamente ragione. Sgolarsi sugli “attentati alla libertà di stampa”, purtroppo, serve a poco o nulla: dentro questo fascio d’erba finiscono tutti, compresi i migliori, i liberi, i seri, gli equilibrati, che sono tanti.

Le colpe della categoria sono molte, a partire dalla mania per il retroscenismo. In fondo è lo specchio della mania del complotto e spesso la alimenta, è il voler o il dover scrivere qualcosa anche quando non c’è proprio niente da scrivere, che nelle parole di Vito Crimi diventa “fanno solo gossip”. Poi c’è il gusto per la presa in giro dei nuovi, la sottolineatura di inadeguatezze e follie di deputati e senatori del Movimento 5 Stelle. Ci siamo divertiti tutti a giocare su quel parlamentare convinto che negli Stati Uniti installino microchip sottopelle, ma non abbiamo fatto altrettanto, per esempio, in merito alle interrogazioni parlamentari sulle scie chimiche: sono 14, una porta la firma di Katia Belillo (Comunisti Italiani), due dell’UDC Amedeo Ciccanti, una di Antonio Di Pietro.

Ma ieri, mi ha fatto notare un collega di corso assai più lungo del mio, c’è stato un salto di qualità: Grillo ha fatto esplicito riferimento ad un giornalista. Mi dice il suddetto collega: “Simone, giro sempre in autobus e sento cosa dice la gente, prima o poi qualcuno ci tira una coltellata”. Non voglio credere che si possa arrivare ad episodi di violenza, ma le parole di questo collega (persona posata e riflessiva) devono far riflettere sul clima velenoso che in troppi stanno alimentando. Ieri Grillo ha passato il segno, su questo – consentitemi – non si discute.

Più in generale l’appello ai colleghi è a stare sulle cose. Un esempio: il Movimento 5 Stelle andrebbe massacrato per questo tentativo, privo di qualsiasi base economica e conoscenza dei fatti, di dipingere il decreto per il pagamento dei debiti della Pubblica Amministrazione verso le imprese come una “porcata di fine legislatura”. Stare sulle cose, stare sui fatti. I lettori, gli ascoltatori, i telespettatori, ne sono certo, alla fine capiranno.

Soldi alle imprese, ora tocca al Parlamento. Si sbrighi


Dice il ministro dell’Economia Vittorio Grilli che quando il Parlamento approverà la relazione di aggiornamento delle stime sul deficit varata dal Consiglio dei ministri il Governo potrà varare “immediatamente” il decreto che sblocca i pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese.

Bene, la si calendarizzi subito.

Cose importanti e cose che non lo sono


Sono giorni che mi sgolo (quasi letteralmente) ai microfoni della Radio per ricordare quanto la politica si stia disinteressando completamente alla vicenda di Cipro. Vicenda centrale per il Governo dell’Europa e, per come la vedo io, per il suo stesso futuro, forse anche del suo futuro democratico, mi viene da aggiungere. Speravo che almeno i 5 Stelle lo capissero, vista l’ossessione per la “volontà del popolo”. Poi leggo questo

Siamo l’unica voce che evidentemente ha a cuore più il discorso delle tasche dei cittadini e del loro futuro, piuttosto che altri temi su cui invece tutte le forze politiche si sono premunite di dire di essere molto interessate ad audire il Governo: l’attuale situazione e crisi diplomatica con l’India e la situazione di Cipro con il prelievo forzoso dai conti correnti.

Roberta Lombardi, capogruppo M5S alla Camera

Quanto incide educazione e reddito della famiglia di origine sul livello di istruzione.


Quanto incide educazione e reddito della famiglia di origine sul livello di istruzione.

Grafico diffuso oggi, in occasione della presentazione del rapporto BES (Istat-Cnel)

Bach e Tafazzi (Avanti così, facciamoci malissimo)


Forse vi era sfuggito: Ramin Bharami, iraniano, considerato il maggior interprete (vivente) di Bach, non è riuscito ad ottenere la cittadinanza italiana per “problemi burocratici”. Da ieri è cittadino tedesco.

Cose che non sapevo sulle scie chimiche


Scorrendo i commenti all’ultimo post di Grillo trovo questo

…vogliamo ricordare che dal 2003 al 2011 ci sono state 14 interrogazioni parlamentari sulle “scie chimiche”? Avete mai visto perculare in tv (per queste interrogazioni) gli onorevoli: Italo Sandi, Piero Ruzzante, Severino Galante, Gianni Nieddu , Amedeo Ciccanti, Katia Bellillo, Sandro Brandolini, Antonio Di Pietro, Oskar Peterlini, Domenico Scilipoti?

Tutto vero. La pagina apposita di Wikipedia ne riporta l’elenco. L’ultima è di Scilipoti.

La reazione de LAGGENTE in rete


Se questa storia avesse riguardato Silvio Berlusconi o qualche impresentabile del PD tutti avrebbero gridato allo scandalo, Beppe Grillo si sarebbe scagliato contro il politico sospettato di aver fatto affari con personaggi loschi o di aver investito denaro in un paradiso fiscale e legale. Ma la cosa riguarda lo stesso Grillo e il suo entourage, quindi succede anche quello che vedete qua sotto. Alcuni, come @_kuball_ la mettono sul filo della battuta, ma altri sono serissimi, altri ancora la prendono per quello che è: la segnalazione di una notizia. Intendiamoci, in quello che ho letto non c’è nulla di illegale, ma ribadisco che c’è un tema di pesi e misure. Come per la vicenda delle affermazioni di Roberta Lombardi sul fascismo: immaginate il casino se le avesse dette il Cavaliere. Dunque, prometto: confermo l’impegno quotidiano a non usare due pesi e due misure. Facciano così anche i militanti del Movimento 5 Stelle.

Grillo

Due parole sul caso Giannino


Al rispetto che devo alle persone che mi seguono in rete e che mi chiedono un giudizio dedico queste poche righe.

Mi perdonerete se – a differenza del solito – non mi esprimo pubblicamente e nettamente su qualcosa. La vicenda Giannino per me è piuttosto delicata: di Oscar sono al momento il sostituto e qualsiasi presa di posizione potrebbe essere letta come forma di speculazione o atto di ipocrisia. Faccio solo notare che a chi mi scriveva all’inizio di gennaio chiedendo lumi, ho sempre risposto che avevo la certezza che Giannino sarebbe tornato: sono stato in parte colto di sorpresa anche io.

Posso solo ribadire (ma l’ho fatto sempre, pubblicamente e privatamente) la massima stima per Oscar a prescindere dai suoi titoli di studio o da qualsiasi baggianata possa aver detto. Che le sue posizioni siano condivisibili o no, sono sempre state supportate da dati e da ragionamenti acuti.

Faccio ancora ammenda per la vaghezza che al momento  ritengo dovuta.

Il mito della democrazia diretta (lo legga chi vota M5S)


Ieri, come sapete, Beppe Grillo si è scagliato contro l’articolo 67 della  Costituzione ( “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”). Mi limito qua a riportare il principio sul quale si basa questo articolo della nostra carta fondamentale, espresso nel 1774 da Edmund Burke nel celeberrimo discorso agli elettori di Bristol. Niente altro da dire

Parliament is not a congress of ambassadors from different and hostile interests; which interests each must maintain, as an agent and advocate, against other agents and advocates; but parliament is a deliberative assembly of one nation, with one interest, that of the whole; where, not local purposes, not local prejudices, ought to guide, but the general good, resulting from the general reason of the whole. You choose a member indeed; but when you have chosen him, he is not member of Bristol, but he is a member of parliament. If the local constituent should have an interest, or should form an hasty opinion, evidently opposite to the real good of the rest of the community, the member for that place ought to be as far, as any other, from any endeavour to give it effect.

 

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