Prefazione (un altro libro su Grillo, un po’ distopico)


grillolandia_400Esce oggi “Benvenuti a Grillolandia“, un libro nel quale Stefano Rizzato ed Eliano Rossi provano ad immaginare come sarebbe un’Italia 100% a Cinque Stelle, con l’applicazione pratica di molte delle idee di Grillo e dei suoi: dal “disordine organizzato”, al delirio di dover votare (on line) praticamente su qualsiasi cosa, passando per la decrescita felice. Mi hanno chiesto una prefazione, eccola

Se avrete il tempo di scorrere dizionari, enciclopedie, libri universitari, noterete che nessuno di questi testi riesce a dare una definizione univoca di “politica”. La risposta classica, facile, con la quale si riesce sempre ad eludere l’imbarazzo della domanda è “l’arte di governare”, che lascia però in sospeso l’altra domanda: cosa vuol dire governare? Siamo daccapo. Ampiamente contestabile da qualsiasi matricola di scienze politiche o anche di ingegneria (non ce l’ho con gli ingegneri, è che non è la loro materia), dirò che per me l’arte della politica sta nel tratteggiare il futuro che si immagina per una comunità, indicare gli strumenti con il quale si intende plasmarlo, convincere la comunità stessa che il futuro che si è immaginato è il migliore possibile. Per raggiungere quest’ultimo obiettivo il primo punto è essenziale: bisogna saper trasmettere una visione, un sogno, un’idea nella quale quella comunità possa riconoscersi. I due progetti politici di maggior successo degli ultimi vent’anni, Forza Italia/PDL e il Movimento 5 Stelle, hanno fatto leva esattamente su questo. Rappresentare il primo Silvio Berlusconi come un venditore di sogni e Beppe Grillo come un puro demolitore del sistema è e continua ad essere un errore. Berlusconi ha saputo raccogliere l’insoddisfazione di una parte del Paese fino ad allora scarsamente o mai rappresentata, stanca di un’Italia lenta, farraginosa, iperburocratizzata, fiscalmente vessatoria, schiava di rituali politici e sindacali anacronistici e ha fatto balenare davanti a questa il sogno di una sorta di “thatcherizzazione” in salsa brianzola e italica. Senza voler fare paragoni troppo forti tra due figure di livello politico così diverso, ci sono frasi della Thatcher che in bocca al Cavaliere non avrebbero stonato: “Ho assunto la carica con un deliberato intento: cambiare la Gran Bretagna da società dipendente a società autosufficiente, da una nazione “dare-a-me” ad una nazione “fai-da-te”. Una Gran Bretagna “alzati e fai”, invece di una Gran Bretagna “siediti e aspetta””.

Sono stato ad un paio di tappe dello Tsunami Tour, il giro delle province d’Italia nel quale Beppe Grillo ha riempito le piazze, rendendomi conto di quanto con la sua operazione, pur essendo meno solido e meno ideologico di Berlusconi, fosse capace di trasmettere il sogno, la visione. Mentre durante la campagna elettorale PD e PDL si scontravano sull’IMU e si confondeva il dibattito sull’Europa con un match tra pro e contro Merkel, Grillo raccontava un futuro fatto di reddito di cittadinanza, di meno lavoro, di wi-fi gratis per tutti, di una pubblica amministrazione all digital, di auto elettriche, di giovani al potere. Sa gettare lo sguardo oltre la siepe, non c’è dubbio, sebbene non sappiamo che strano tipo di occhiali stia indossando. Nello scrivere questa prefazione ho galleggiato molto intorno alla parola “utopia”, perché nell’idea del mondo (del mondo, non del Paese) che il Movimento 5 Stelle sembra perseguire c’è tutta l’ambiguità che Tommaso Moro volle infondere al nome della sua terra immaginaria: luogo del bene, della perfezione, ma anche luogo che non esiste e che, alla fin fine, non può esistere, come dimostra questo libro. Ma il senso del futuro Grillo ce l’ha e questo è tutto meno che antipolitica.

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