Archivi Mensili: dicembre 2014

Cose da sampietrini (ossia, come non saper sfruttare il vantaggio)


Ma dico: avevi il PD che era pronto a farti fuori da un momento all’altro, sembrava che il tuo mandato da sindaco non potesse andare oltre il secondo anno, avevi livelli di popolarità che Hollande, al confronto, è il presidente più amato dai Francesi. Ti esplode una maxinchiesta che coinvolge esattamente, seppur con responsabilità da accertare, quei vertici del partito che ti volevano dimissionario. Ne esci rafforzato e riesci quasi ad uscir bene pure dalla vicenda delle multe, che passa in secondo piano.

E cosa fai?

Proponi di deportare i sampietrini dal centro di Roma alle periferie, per sostituirli con dell’asfalto super riciclato. Quei sampietrini che la stessa Pro Loco della Capitale (dunque un ufficio dell’amministrazione) definisce “i più piccoli testimoni della monumentalità di Roma”, raccontandoci che danno a Roma questo volto almeno dal 1500.

Ma perché?

La burocrazia dell’Ordine dei Giornalisti stravince


Come tutti gli appartenenti agli Ordini professionali, mi sono sottoposto alla corvée dei corsi di aggiornamento imposti dal recepimento di una direttiva europea. E’ stata un’esperienza completamente inutile e proprio per questo particolarmente interessante: la mia conoscenza dei meccanismi del mestiere non si è accresciuta di una virgola e ho imparato tante cose che non mi serviranno proprio a niente, a meno che non voglia scalare posizioni prestigiosissime all’interno dell’ordine professionale medesimo. Ne scrivo perché trovo giusto, vista la rilevanza pubblica del mestiere di giornalista, che si conoscano alcuni meccanismi di funzionamento del sistema. O quantomeno che si intuiscano, visto che nemmeno io li conosco a fondo.

Come premessa – e a testimonianza del fatto che non sono una voce isolata – non ho mai sentito come quest’anno colleghi, anche insospettabili, auspicare la cancellazione dell’Ordine dei giornalisti. 

Non parlerò del corso dedicato alla deontologia professionale in rete che ho seguito a Varese, perché, nonostante sia convinto della sua inutilità (le regole deontologiche sono tali dentro e fuori dalla rete), vi ho colto uno dei consigli migliori su come trattare i suicidi di giovani e adolescenti, espresso dal presidente dell’Ordine in Toscana, Carlo Bartoli. Suona più o meno così: “Quando ne scrivete, fatelo con la stessa delicatezza che chiedereste se fosse vostro figlio”. Qua, lo ammetto, ho imparato qualcosa.

Voglio invece parlare più a fondo del corso on line sulla deontologia professionale, perché dovrebbe riguardare i seguenti temi: come va trattato un caso di cronaca che riguarda i bambini? Come va gestita l’informazione economica? Come si scrive quando ci si occupa di migranti o profughi? Come vanno affrontate le vicende giudiziarie e come si rispettano le regole dei cosiddetti “processi in tv”? Se mi occupo di detenuti, quali sono i limiti che non debbo oltrepassare? Se sono un giornalista e faccio l’ufficio stampa di un ente pubblico o di un ministro, debbo rispettare i criteri di aderenza ad un’ipotetica verità che mi impone la deontologia, o posso piegarli all’esigenza di un comunicato stampa?

Come potete vedere si tratta di questioni che riguardano tutti noi. No, non noi giornalisti, ma noi cittadini.

Le regole che sottostanno alla gestione mediatica degli argomenti che accennavo sono il frutto di stratificazioni, incroci tra norme di legge e carte deontologiche, diritto penale, diritto civile e autoregolamentazione. E’ molto complicato districarsi. Il corso di Deontologia On line (con relativo test) non aiuta, anzi complica le cose: perché in larga parte non è strutturato per aiutare dei professionisti che quotidianamente maneggiano materiale sensibile, ma per impartire lezioncine da scuola elementare.

A questo punto è giusto che faccia qualche esempio.

– La prima carta dedicata espressamente all’informazione sanitaria è […riempire lo spazio…] dell’anno [..riempire lo spazio..]

– Con la Carta di Roma si rafforza il meccanismo di collaborazione tra Ordine dei giornalisti e altri soggetti, inaugurata con (1) Carta di Treviso del 1990 (2) Carta di Treviso del 1993 (3) Carta dei doveri del 1990

– I riferimenti deontologici relativi al rapporto informazione e salute: (1 ) compaiono per la prima volta nella Carta di Roma (2) trovano dei cenni già nella legge 675 del 1996 e nella Carta dei doveri (3) vengono inseriti in un documento firmato a Pisa da giornalisti e medici

– Il Protocollo di intesa sui sondaggi: (1) è rimasto l’unico documento relativo al rapporto tra informazione e sondaggi (2) ha rafforzato le norme del precedente Regolamento dell’Agcom sulla materia (3) ha dato origine al Regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni del 2002

– Il Codice di autoregolamentazione per i processi in tv è stato sottoscritto nel […riempire lo spazio…] a [..riempire lo spazio..]

– Un documento deontologico per il rispetto di migranti, rifugiati e richiedenti asilo (1 ) è stato emanato dall’Ue nel 2005  (2) è stato firmato nel 2007 (3) viene firmato nel 2008  (4) deve ancora trovare una codifica

Ora, ammetto che la sto caricando un po’: le domande non sono solo di questo tipo, ma quando passano dalla forma alla sostanza sono elementari. I test sono quattro, il più straordinario è proprio il quarto. Cose come:

La principale innovazione della riforma del 2012 relativa all’Ordine dei giornalisti riguarda:

  1. la creazione dei Consigli di disciplina
  2. l’introduzione di alcuni principi deontologici relativi alla diffamazione
  3. l’eliminazione dei tempi di prescrizione per i reati a mezzo stampa

La riforma del 2012 sull’Ordine dei giornalisti:

  1. ha istituito sia i Consigli di disciplina territoriali che il Consiglio di disciplina nazionale
  2. ha cancellato i Consigli di disciplina territoriali e istituito il Consiglio nazionale di disciplina
  3. ha istituito i Consigli di disciplina territoriali e abolito il Consiglio nazionale di disciplina

Sono quasi tutte così, comprensive di tempi di durata dei consigli di disciplina, decadenza dei membri e via dicendo. E’ evidente che in questo test sono entrate, pesantemente, le mani di chi sguazza nella burocrazia dell’Ordine dei Giornalisti, di chi si preoccupa di codicilli, date, assetti interni.

Mentre chi esercita quotidianamente e con molti errori una professione centrale per il Paese avrebbe bisogno di essere formato davvero, di ricordare, quando sta scrivendo una breve o un articolo sul caso di Loris, cosa c’è scritto sulla Carta di Treviso; di tenere a mente, quando racconta dell’ultimo sbarco in Sicilia, quello che ci impegna a fare la Carta di Roma; di stamparsi in testa questa Carta dei doveri che sicuramente mi sarà capitato, lo ammetto, di violare qualche volta.

L’anno è stato complicato, l’Ordine si è mal organizzato. Spero che ci sia tempo per recuperare nel 2015. Per il bene di tutti (non solo i giornalisti)

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