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Liberalizzazioni ed RC Auto. La Coop ci dirà che i biscotti Esselunga costano meno?


E’ come se alla Coop, accanto al prezzo dei biscotti, troviate un cartellino con scritto: vi ricordiamo che all’Esselunga potete trovarli a 10 centesimi in meno, mentre da Conad il prezzo è più alto di 5 cinque centesimi.

E’ come se sul Corriere della Sera trovaste scritto: questo giornale costa 1,20€, Il Sole 24 Ore 1,50€, ma ci trovate tutti i chiarimenti sul decreto Salva Italia con i commenti degli esperti; La Stampa costa come il nostro quotidiano, ma in più c’è il Buongiorno di Massimo Gramellini.

Per l’RC auto le novità che emergono dal decreto liberalizzazioni (e successive modifiche) sono tante, ma l’idea curiosa che lo stimolo alla concorrenza possa provenire dall’obbligo di fornire i preventivi di altre compagnie è rimasta nella formulazione originale.

Eppure, per confrontare, basta avere una connessione internet e andare sul sito di Quattroruote, su quello di Altroconsumo o, ancora più semplicemente, su quello dell’ISVAP.

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Il deserto dei TAR


Apprendo, affascinato, che la nuova formulazione del decreto liberalizzazioni, nella parte che riguarda i taxi, prevede che i sindaci, prima di dare eventuali nuove licenze (che si guarderanno bene dal dare), dovranno chiedere un parere alla nuova authority per i trasporti. Su che basi dovranno muoversi i Comuni? Sul monitoraggio effettuato dalla stessa autorità, ossia un’istruttoria sui “costi benefici anche ambientali e in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilità e alle caratteristiche demografiche e territoriali”.

Ovviamente, il parere dell’authority non sarà vincolante. In compenso essa disporrà di un’arma straordinaria, anzi defnitiva: potrà ricorrere al TAR del Lazio. Il Paese stia tranquillo: la concorrenza è tutelata, la mania di andar per tribunali e complicarsi la vita inutilmente anche.

Le liberalizzazioni dimezzate e il cambio di passo necessario


Molti commentatori, assai più autorevoli del titolare di questo blog, hanno notato che il decreto sulle liberalizzazioni – quello che il presidente del Consiglio, un po’ pomposamente, ha voluto definire “cresciItalia” – è piuttosto deboluccio. E lo è fin dal suo varo, cioè da prima del depotenziamento parlamentare al quale stiamo assistendo in queste ore: ci si aspettava che uomini che da anni masticano teoria economica sapessero esattamente dove intervenire per sbloccare il Paese. Non è stato così, evidentemente.

Le debolezze del decreto sono evidenti tanto dal lato dai provvedimenti “di sistema”, quelli cioè che dovrebbero dispiegare i loro effetti più a lungo termine, quanto da quelli che toccano più da vicino e con più immediatezza i consumatori.

Qualche esempio. Serve separare  Snam ed Eni, ma sarebbe utile farlo anche con Rete Ferroviaria Italiana ed FS.  Non serve aumentare il numero delle farmacie, serve regolare in maniera diversa la vendita dei farmaci.  Non serve prevedere nuovi posti da notaio,  bisogna rivedere il sistema. Non serve un’authority per le reti e per i trasporti sulla quale scaricare le scelte in materia di taxi.

L’impressione, sgradevole, è che l’esecutivo possa dilapidare (o stia già dilapidando) il patrimonio di consensi del quale gode (o godeva) e deludere le speranze di quei riformisti che – pur tra qualche scetticismo – gli hanno dato fiducio.

Nei prossimi giorni il DL liberalizzazioni diverrà legge. Molto ci sarà ancora da fare, ma forse il vero passo avanti può essere un cambio di fronte, ossia l’affrontare quel mostro orrendo che che è la spesa pubblica italiana.

Così sapete perché ho messo quel grafico là in cima.

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