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Palazzo Chigi precisa: la patrimoniale l’abbiamo già fatta


Palazzo Chigi precisa: con le parole di questa mattina Monti non ha aperto alla possibilità di una patrimoniale. Ma il comunicato stampa si conclude così

…Non essendo perciò realizzabile una tassazione generalizzata del patrimonio, il Governo nel dicembre 2011 è intervenuto, con l’approvazione di tutti i partiti della maggioranza, su varie componenti della ricchezza patrimoniale separatamente, con un risultato effettivo in qualche modo paragonabile.

Insomma: la patrimoniale l’abbiamo già fatta. E nemmeno ve ne siete accorti.

 

Le liberalizzazioni dimezzate e il cambio di passo necessario


Molti commentatori, assai più autorevoli del titolare di questo blog, hanno notato che il decreto sulle liberalizzazioni – quello che il presidente del Consiglio, un po’ pomposamente, ha voluto definire “cresciItalia” – è piuttosto deboluccio. E lo è fin dal suo varo, cioè da prima del depotenziamento parlamentare al quale stiamo assistendo in queste ore: ci si aspettava che uomini che da anni masticano teoria economica sapessero esattamente dove intervenire per sbloccare il Paese. Non è stato così, evidentemente.

Le debolezze del decreto sono evidenti tanto dal lato dai provvedimenti “di sistema”, quelli cioè che dovrebbero dispiegare i loro effetti più a lungo termine, quanto da quelli che toccano più da vicino e con più immediatezza i consumatori.

Qualche esempio. Serve separare  Snam ed Eni, ma sarebbe utile farlo anche con Rete Ferroviaria Italiana ed FS.  Non serve aumentare il numero delle farmacie, serve regolare in maniera diversa la vendita dei farmaci.  Non serve prevedere nuovi posti da notaio,  bisogna rivedere il sistema. Non serve un’authority per le reti e per i trasporti sulla quale scaricare le scelte in materia di taxi.

L’impressione, sgradevole, è che l’esecutivo possa dilapidare (o stia già dilapidando) il patrimonio di consensi del quale gode (o godeva) e deludere le speranze di quei riformisti che – pur tra qualche scetticismo – gli hanno dato fiducio.

Nei prossimi giorni il DL liberalizzazioni diverrà legge. Molto ci sarà ancora da fare, ma forse il vero passo avanti può essere un cambio di fronte, ossia l’affrontare quel mostro orrendo che che è la spesa pubblica italiana.

Così sapete perché ho messo quel grafico là in cima.

Monti al WSJ, un passaggio chiave


Dell’intervista di Monti al Wall Street Journal, che trovate per intero qua, questo mi sembra un passaggio chiave. Che dimostra, tra l’altro, la finezza politica dell’uomo. 

Namely, for Germany, economics is still a part of moral philosophy. In the sense that they make a much stronger correlation between the moral virtue of economic behavior and the good or poor results of a country as a whole. The way to penetrate, productively, the German frame of policy-making—rather than urging them as was done over the decades through the locomotive theory to expand their deficit of the public sector in order to generate a higher dynamism of the German economy, thereby helping other EU member states through exports to Germany to increase their growth—I think we should urge the Germans to go the full extent into their virtuous notions of the social market economy. The more Germany goes fully in that direction-for example liberalizing more than is the case today their domestic services market-the more they’ll achieve growth from the supply side, which will then allow other member states to export more to Germany.

Taxi, lo scenario prevedibile


Mentre torme di tassisti imbestialiti si radunano al Circo Massimo, alle 18 Monti incontrerà le rappresentanze della categoria per parlare di liberalizzazioni. “Andiamo dal Governo a chiedere, non a dare” ha tuonato questa mattina al telefono con Radio24 il leader di Uritaxi Bittarelli. Lo scenario prevedibile è che l’esecutivo non possa calare le braghe, pena dimostrazione di estrema debolezza. E i tassisti ricomincino con scioperi selvaggi, auto ferme ad oltranza, blocco delle città, rendendosi ancora più invisi ai non tassisti (compresi quelli che non usufruiscono del mezzo) di quanto non lo siano già. Si balla di nuovo, come con Bersani. Ma temo che questa volta la categoria rischi di trovarsi invischiata in uno scontro frontale che la porterà alla sconfitta. Insomma, liberalizzata e senza diritto metter becco nell’iter del provvedimento. Sono scelte.

Professor Monti, non si dalemizzi


Ora, non è che si voglia dire che il professor Monti non è competente, che non sa il fatto suo, che non salverà il Paese dal baratro, che alla fin fine non abbia fatto bene ad aver detto poco sulle prossime mosse, che non faccia bene a misurare ogni parola, che non faccia bene a dribblare le domande a cui non vuole rispondere.

Ma, cortesemente, visto che il compito è arduo, lo metta in pratica senza supponenza , senza aria furbetta, senza prendere per i fondelli, senza ostentare superiorità intellettuale. Sarà meglio per lui e per noi, che ci tocca ascoltarlo per almeno un anno e mezzo. Uno un po’ così, a Palazzo Chigi, lo abbiamo già avuto. Francamente può bastare.

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