#disperatimai, la lettera di un imprenditore


Oggi Radio24 dedica la sua programmazione a artigiani, professionisti, imprenditori e lavoratori schiacciati dalla crisi. A Prima Edizione la lettura di una delle prime lettere che ci sono arrivate a disperatimai@radio24.it

La mia è una storia uguale a mille altre, che condivido con altri miei colleghi. Ho una piccola impresa nel settore del commercio edile, con un giro d’affari di circa 4 milioni di euro. Nel 2008, prima della crisi, avevamo affidamenti bancari per 2 milioni, con i quali  abbiamo finanziato investimenti. Dal 2009 è iniziato a cambiare il mondo. I nostri clienti (costruttori) hanno cominciato andare in crisi, poi a non essere regolari con i pagamenti e le cose sono andate peggiorando. Poi sono arrivate le perdite sui crediti con i fallimenti e le chiusure (un nostro cliente si è suicidato il 31 dicembre). Da lì sono iniziate le tensioni finanziare, il rating bancario è peggiorato e le banche hanno ridotto gli affidamenti. Dalla crisi al panico. Oggi (aprile 2012) abbiamo affidamenti per 850mila euro, gli ultimi 100mila ci sono stati ridotti 1 mese fa (alla faccia dei finanziamenti della Bce alle banche italiane). Siamo nel panico … la continua diminuzione dei fidi ci sta facendo fallire. Non riusciamo ad onorare i fornitori, e gli stessi ci bloccano le forniture finché non paghiamo il debito. Stiamo vivendo alla giornata e non so quanto riusciremmo a sopravvivere. Stiamo ristrutturando, riducendo i costi più possibile, risparmiamo anche sul toner della stampante e fra licenziamenti e cassa integrazione permanente abbiamo ridotto di 5unità su 16. Altre ne verranno in futuro. Abbiamo proprietà immobiliari che valgono più del doppio del nostro debito, ma ad oggi non siamo riusciti a vendere e realizzare per autofinanziarci. Se non succede un miracolo prima delle ferie di Agosto abbiamo chiuso. A mio modesto modo di vedere la politica è lontana dalla realtà! … per noi non è un problema dei costi della politica, … dei benefit dei politici, .. dei finanziamenti pubblici, .. dell’art. 18, .. per noi il problema è la crescita!!! … è il finanziamento alle PMI!!! .. il mercato non c’è!! … e le banche!!!!!!!! Sono quelle che ci hanno rovinato dandoci affidamenti in momenti di abbondanza. Con tali affidamenti ci siamo esposti, e nel momento di crisi ci obbligano al rientro. Per noi è una batosta!!! … pensate che se le banche non avessero chiesto il rientro, nonostante la crisi e le perdite su crediti “staremmo ancora bene” … ma così non si può andare avanti
Saluti, Flavio

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4 Risposte

  1. […] Dal blog di Simone Spetia traggo la lettura di una lettera che mi permetto di commentare e, commentandola, vi rispondo. Ricorda Spetia che “oggi Radio24 dedica la sua programmazione a artigiani, professionisti, imprenditori e lavoratori schiacciati dalla crisi. A Prima Edizione la lettura di una delle prime lettere che ci sono arrivate a disperatimai@radio24.it”. […]

  2. quanta disperazione…
    Ma una soluzione da una qualsivoglia direzione no?

  3. Sarebbe interessante prendere casi di aziende che falliscono, ma hanno proprietà immobiliari (mi auguro che possa non essere il caso di Flavio) o comunque beni di valore e andare a vedere chi si aggiudica all’asta o chi acquista dal curatore fallimentare le proprietà.
    Così, giusto per capire se qualcuno non sta facendo un gioco sporco per poi comperarsi dei beni a poco prezzo.

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