Archivi Mensili: febbraio 2012

Liberalizzazioni ed RC Auto. La Coop ci dirà che i biscotti Esselunga costano meno?


E’ come se alla Coop, accanto al prezzo dei biscotti, troviate un cartellino con scritto: vi ricordiamo che all’Esselunga potete trovarli a 10 centesimi in meno, mentre da Conad il prezzo è più alto di 5 cinque centesimi.

E’ come se sul Corriere della Sera trovaste scritto: questo giornale costa 1,20€, Il Sole 24 Ore 1,50€, ma ci trovate tutti i chiarimenti sul decreto Salva Italia con i commenti degli esperti; La Stampa costa come il nostro quotidiano, ma in più c’è il Buongiorno di Massimo Gramellini.

Per l’RC auto le novità che emergono dal decreto liberalizzazioni (e successive modifiche) sono tante, ma l’idea curiosa che lo stimolo alla concorrenza possa provenire dall’obbligo di fornire i preventivi di altre compagnie è rimasta nella formulazione originale.

Eppure, per confrontare, basta avere una connessione internet e andare sul sito di Quattroruote, su quello di Altroconsumo o, ancora più semplicemente, su quello dell’ISVAP.

Scampoli di follia. Il delirante comunicato di Marra e di Sara Tommasi


Per vostro diletto, ecco il comunicato, testè giunto, dei due soggetti citati nel titolo.

Va chiarito, soprattutto nell’interesse di FermiamoLeBanche, che il rapporto tra Sara e me, consolidatosi da quando vive a casa mia, ha causato una violentissima reazione del cuore del sistema mediatico, oltre che dell’entourage di Sara. Una reazione, che proprio io ho vanificato, dapprima accompagnata da minacce di annientamento mediatico, ma poi culminata, in una clinica, nel tentativo di praticare a Sara una siringa di Aldol per quindi ricoverarla facendola apparire esaurita. Tutto ciò nell’ottica, tanto più indegna quanto più inconscia, di svalutare ogni sua scelta che mi riguardasse nonché di costringerla a descrivere il nostro rapporto come platonico. Questo, a Milano, verso una persona che due giorni prima stava benissimo e che stava benissimo il giorno dopo, al suo ritorno a Roma, ovvero una persona sana. Perché la normalità ha infiniti volti, ma il ricovero è ammissibile solo se vi sia rischio che si arrechino danni a sé o ad altri, poiché esistono farmaci che consentono quasi sempre la terapia in autonomia. Farmaci di cui comunque Sara non ha aveva e non ha bisogno. Si teme in sostanza che Sara, ‘contaminata’ dalla propensione sentimentale ed intellettuale nei miei confronti, divenga il cavallo di Troia delle mie tesi nella cittadella del regime. Quanto all’evoluzione del nostro rapporto, il futuro è nelle mani degli dei, ma di certo contribuirà alla sconfitta del signoraggio.

Il deserto dei TAR


Apprendo, affascinato, che la nuova formulazione del decreto liberalizzazioni, nella parte che riguarda i taxi, prevede che i sindaci, prima di dare eventuali nuove licenze (che si guarderanno bene dal dare), dovranno chiedere un parere alla nuova authority per i trasporti. Su che basi dovranno muoversi i Comuni? Sul monitoraggio effettuato dalla stessa autorità, ossia un’istruttoria sui “costi benefici anche ambientali e in relazione a comprovate ed oggettive esigenze di mobilità e alle caratteristiche demografiche e territoriali”.

Ovviamente, il parere dell’authority non sarà vincolante. In compenso essa disporrà di un’arma straordinaria, anzi defnitiva: potrà ricorrere al TAR del Lazio. Il Paese stia tranquillo: la concorrenza è tutelata, la mania di andar per tribunali e complicarsi la vita inutilmente anche.

Le liberalizzazioni dimezzate e il cambio di passo necessario


Molti commentatori, assai più autorevoli del titolare di questo blog, hanno notato che il decreto sulle liberalizzazioni – quello che il presidente del Consiglio, un po’ pomposamente, ha voluto definire “cresciItalia” – è piuttosto deboluccio. E lo è fin dal suo varo, cioè da prima del depotenziamento parlamentare al quale stiamo assistendo in queste ore: ci si aspettava che uomini che da anni masticano teoria economica sapessero esattamente dove intervenire per sbloccare il Paese. Non è stato così, evidentemente.

Le debolezze del decreto sono evidenti tanto dal lato dai provvedimenti “di sistema”, quelli cioè che dovrebbero dispiegare i loro effetti più a lungo termine, quanto da quelli che toccano più da vicino e con più immediatezza i consumatori.

Qualche esempio. Serve separare  Snam ed Eni, ma sarebbe utile farlo anche con Rete Ferroviaria Italiana ed FS.  Non serve aumentare il numero delle farmacie, serve regolare in maniera diversa la vendita dei farmaci.  Non serve prevedere nuovi posti da notaio,  bisogna rivedere il sistema. Non serve un’authority per le reti e per i trasporti sulla quale scaricare le scelte in materia di taxi.

L’impressione, sgradevole, è che l’esecutivo possa dilapidare (o stia già dilapidando) il patrimonio di consensi del quale gode (o godeva) e deludere le speranze di quei riformisti che – pur tra qualche scetticismo – gli hanno dato fiducio.

Nei prossimi giorni il DL liberalizzazioni diverrà legge. Molto ci sarà ancora da fare, ma forse il vero passo avanti può essere un cambio di fronte, ossia l’affrontare quel mostro orrendo che che è la spesa pubblica italiana.

Così sapete perché ho messo quel grafico là in cima.

Ok, panico: l’Argentina trucca i conti


L’Economist in edicola annuncia che non pubblicherà più i dati ufficiali sull’inflazione in Argentina. Il settimanale spiega che dal 2007 il governo di Buenos Aires diffonde numeri a cui non crede praticamente nessuno e che indicano una crescita dei prezzi al consumo tra il 5 e l’11%: “Economisti indipendenti, uffici provinciali di statistica e sondaggi sulle aspettative di inflazione – si legge – hanno tutti indicato un livello più che doppio”.

Cosa é successo? Che vista la cattiva fama di Paese da iperinflazione, il Governo ha ben pensato di sottomettere l’INDEC (l’istituto di statistica) ai suoi voleri per truccare i dati. E in quello che l’Economist definisce giustamente “uno straordinario abuso di potere per un Governo democratico” sta impedendo agli economisti indipendenti di pubblicare le proprie stime.

Così l’Economist ha deciso di pubblicare i dati che gli fornisce PriceStats, istituto indipendente basato negli Stati Uniti: la stima di inflazione per gennaio é di un +24,5%. Mi chiedo se Buenos Aires non abbia “migliorato” anche altre cifre. Quelle sulla crescita, per esempio. O peggio, quelle sui conti pubblici.

Gli stipendi dei dirigenti sono alti? Bene così


Suscita grande scandalo il fatto che il capo della Polizia guadagni oltre 600mila euro e i presidenti delle authority viaggino a ridosso del mezzo milione. Non condivido l’indignazione: uno stipendio alto è – o dovrebbe essere – a maggiore garanzia di incorruttibilità. 

Strasburgo e i respingimenti. Una sentenza importante per due motivi


La Corte Europea dei diritti dell’uomo, ha condannato l’Italia per i respingimenti dei migranti sulla base del ricorso presentato da alcuni di loro. Si tratta di Somali ed Eritrei: il barcone sul quale si trovavano nel maggio del 2009 fu spedito in Libia. 

La condanna è importante per due motivi. 

Innanzitutto la Corte ha stabilito che non puoi espellere delle persone dal tuo territorio senza essere sicuro che nel Paese nel quale le mandi non si pratichi la tortura e siano rispettati i diritti umani in genere e che da quel Paese non vengano mandate a loro volta verso i luoghi d’origine, dove, appunto, i diritti umani non sono rispettati.

Dal punto di vista politico è la seconda motivazione della condanna che diventa centrale: la Corte dice che i respingimenti di massa, semplicemente, non si possono fare. Perché in questo modo si viola il diritto dei migranti a poter rivolgere la richiesta di protezione alle autorità italiane. 

Un’ulteriore nota. A questo punto, mi ha spiegato Andrea Saccucci, avvocato e docente di diritto internazionale che ha assistito alcuni dei ricorrenti, tutti i migranti che siano stati vittime di respingimenti di massa potranno presentare ricorso a Strasburgo o o agli organi giurisdizionali italiani. Con la quasi certezza di vincere. 

Altro che redditi, mi interessa il patrimonio


Per come è nata e per come viene gestita da noi giornalisti, la questione dei redditi dei ministri e degli alti dirigenti dello Stato è assolutamente insensata. O quantomeno mal posta.

Non c’è alcun interesse pubblico a sapere se Paola Severino abbia dichiarato 7 milioni di euro o 20mila. C’è invece interesse a sapere se sia azionista di maggioranza di una società proprietaria di una villa da 10 milioni sull’Appia Antica, come racconta il Fatto di oggi. Perché se un giorno, per esempio, la Severino ampliasse la villa senza autorizzazioni e si facesse poi promotrice di un condono, avremmo l’evidenza di un conflitto di interessi. Il reddito, invece, è puro voyeurismo. 

L’inutilità delle previsioni economiche


UPDATE: la commissione UE ha appena diffuso le nuove stime: PIL in calo dello 0,3% nel 2012. A conferma di quanto scritto qua sotto. Nel giro di un anno i passaggi sono stati crescita-stagnazione-recessione 

Ogni sei mesi la Commissione Europea diffonde le sue previsioni economiche. Come ho già avuto modo di sottolineare, la mia fiducia nei centri studi – soprattutto quelli delle grandi istituzioni economiche internazionali – si affievolisce di giorno in giorno. Capisco che lavorino senza poter calcolare eventi eccezionali o variabili politiche di grande importanza (come lo stallo sulla crisi greca), ma gli scostamenti tra una stima e l’altra sono enormi. Il caso dell’ultimo bollettino BCE è esemplare.

Per esempio, nelle previsioni d’autunno diffuse in novembre, Bruxelles stimava una crescita del Prodotto Interno Lordo dello 0,5% sia per l’Europa a 27 che per la sola area Euro. Appena sei mesi prima, nelle previsioni di primavera (titolo del comunicato: “La ripresa mantiene lo slancio”) la stima di crescita indicava un +1,5% per l’UE e un +1,25% per l’Eurozona. Nel giro di sei mesi la stima è stata tagliata di un punto percentuale, mentre molti economisti – non solo “Mr.Doom” Roubini – prevedevano già dall’inizio dell’anno scorso che la ripresa non sarebbe stata questo granché.  

La domanda verte sull’utilità di un centro studi che, presumibilmente, paghiamo noi. Sia come sia, qua sotto la tabella con le previsioni di autunno e di primavera, in attesa di quelle intermedie in arrivo oggi.

 



Come è facile notare un discreto peso sulla crescita dei prezzi, stavolta, ce lo hanno avuto le tasse. Alcolici, tabacchi, carburanti. (grafico Istat, qua il link al comunicato)

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