Archivi Mensili: settembre 2012

Carta straccia


Fosse anche vero che il programma di Renzi è ‘carta straccia’ come dice Scalfari, se fossi riformista e liberale di centrosinistra, come anche lui dice nel suo articolo domenicale e come tutti eravamo convinti che fosse, mi preoccuperei più di un’alleanza con Vendola, praticamente certa in caso di vittoria di Bersani, che del sindaco di Firenze. Ma evidentemente abbiamo un’idea dell’essere liberali e riformisti lievissimamente diversa. E per carità, lui ne capisce più di me.

Italianicissimi isterismi (ancora su #Sallusti)


Al solito, con la mobilitazione per Sallusti e il #siamotuttiSallusti (lo sarete voi e comunque la sora Pina che incontrate al mercato non si sente Sallusti, non glie ne frega niente e pensa che  i giornalisti siano una casta) si perde di vista il problema.

Al giornalista era stata proposta una mediazione, che prevedeva 20mila euro di risarcimento al giudice Cocilovo, il quale avrebbe poi girato i soldi a Save The Children.  Ha voluto sollevare la questione, forse anche per far parlare di sé e del quotidiano che dirige. Ci sta, non è un dramma: difficile trovare qualcuno che di questi tempi non abbia secondi fini.

Ecco, però, prendete il titolo del pezzo di Facci su Libero:  “Il giudice della sentenza: una toga col cuore a sinistra”. O l’editoriale dello stesso Sallusti sul Giornale, quando scrive che non chiederà la grazia a Napolitano “perché, detto con rispetto, nel suo settennato nulla ha fatto di serio e di concreto per arginare quella magistratura politicizzata che con odio e bava alla bocca si è scagliata contro chiunque passasse dalle parti del centrodestra”. O le parole di Ferrara stamattina a 24 Mattino, che imputava abbastanza esplicitamente ad una sorta di linea politica la scelta di una sentenza così dura.

Poteva essere l’occasione per spiegare che in gioco c’è una norma ridicola e che è giustissimo punire la diffamazione a mezzo stampa anche a botte di centinaia di migliaia di Euro se così grave, ma la galera no. I riflettori si spostano, con italianicissimo isterismo, sull'”eroe” Sallusti, sul magistrato cattivo, si prospettano scioperi dei giornalisti, mentre stiamo parlando di una legge da cambiare e basta. Si chieda un impegno a Governo e parlamentari e chiudiamola qua, se possibile.

L’arresto del presidente di Google Brazil


E’ un tema sul quale periodicamente si torna a discutere. In Italia avemmo già il nostro bel da fare, quando tre dirigenti di Google furono condannati per il video delle vessazioni su un ragazzo disabile.

Un motore di ricerca è solo una piattaforma o è anche responsabile dei contenuti che pubblica? La posizione dei giudici brasiliani è chiara: hanno ordinato l’arresto del presidente di Google Brazil per un video, ritenuto diffamatorio, che riguardava un candidato sindaco a Campo Grande, capitale dello Stato del Mato Grosso.

La vedo in maniera diversa: per me è come accusare una tipografia per i contenuti pubblicati da un giornale. Di certo su tutto questo toccherà continuare a confrontarsi e forse è il caso di immaginare che una legge regoli in maniera efficace e moderna la questione.

Il tema è aperto, così come quello, contiguo, della cosiddetta “censura variabile“, emerso di nuovo con la vicenda del film “The Innocence of Muslims”

Per una volta complimenti al Movimento 5 Stelle (di Genova)


Come forse saprete da queste parti non c’è una grande passione per il Movimento 5 Stelle. Questo post è per fare i complimenti alla sezione (o circolo o non so cosa) di Genova: è riuscito ad ottenere che i libri mastri delle partecipate del Comune vengano portati in consiglio comunale, per analizzarli e discuterli. Non lo ha fatto da solo, ovviamente, ma con il voto favorevole di PDL, Sel e persino con una parte della lista Doria. Resta incomprensibile (o comprensibilissimo) perché la giunta fosse contraria a questa operazione, che l’assessore al Bilancio ha definito “inutile”. Può darsi che lo sia, ma meglio un elemento di trasparenza in più che uno in meno.

Un’idea di democrazia in rete un po’ più evoluta


In #Votantonio della settimana prossima parleremo, tra l’altro, di LiquidFeedback. Per spiegarla semplicemente è una sorta di social network dove – una volta certificata la propria identità – si possono fare proposte, discuterle e farle votare. E’ in corso un esperimento nella regione tedesca del Friesland, dove i cittadini della zona, invece che raccogliere firme a mano per le loro petizioni, potranno farlo in rete e – nel caso raggiungano il numero necessario di voti – farle discutere nel parlamento locale. Ora, immaginate l’effetto che ha una cosa di questo genere nella vita di un partito: i Pirati tedeschi stanno iniziando ad usare il sistema per generare proposte da discutere poi nel congresso. Insomma, per rendere tutto più efficiente. Sono rimasto molto colpito, nell’intervistare un loro rappresentante (l’intervista completa andrà in onda sabato nella trasmissione) da una frase che marca la differenza tra alcune idee che circolano nel Movimento 5 Stelle, e qualcuno che ha un’idea di democrazia più evoluto

La cosa importante è che le proposte che ne emergono non siano vincolanti per i politici. In Germania gli eletti non hanno vincolo di mandato e quando sono in parlamento sono liberi di decidere cosa è giusto e cosa non lo è. La legge è questa e non vogliamo cambiarla, perché i politici hanno le loro idee, la loro morale e naturalmente si devono basare su questo. […] Ai nostri eletti chiediamo di guardare nel sistema e se prendono decisioni che sono contrarie a quello che si è deciso con questo sistema, di spiegare accuratamente perché l’hanno fatto

La bufala del caso Mandara. Chi paga?


“Il re della mozzarella di bufala finanziato dalla Camorra” era il titolo che dedicava alla vicenda il Corriere della Sera del 18 luglio scorso. Sull’arresto di Giuseppe Mandara e sul sequestro delle sue aziende la fantasia giornalistica (e quindi anche mia) si è eccitata molto: ricordo che quel giorno impaginavo i giornali radio e in un paio delle edizioni minori ci ho addirittura aperto, mentre Repubblica ci ha fatto montare intorno il classico pezzone di Saviano su Camorra food.

Poi non ci ho più pensato, finchè l’altro giorno, in centro a Milano, sono passato davanti a quello che potremmo chiamare il flagship store dell’azienda, dietro piazza Cordusio, e mi sono stupito di vederlo ancora aperto. Devo aver fatto una battuta tipo “ma non è ancora fallito?” e mia moglie mi ha raccontato che le avevano detto che la storia era falsa. Ma come mai leggo (almeno) quattro giornali al giorno e non me ne sono accorto? In parte è scarsa attenzione, in parte è il diverso peso che viene dato ai fatti. Il problema è vecchio, posto mille volte in mille altre occasioni. Ma guardate come la dava il Corriere, per esempio, o la stessa Repubblica. E sono praticamente certo che anche nei nostri giornali radio è stata poco più che una breve.

Succede che Mandara era stato accusato da un pentito inattendibile, uno al quale era stato revocato il programma di protezione testimoni nel 2003 proprio a causa di una denuncia di Mandara per una tentata estorsione. La vicenda è ben raccontata dal Giornale, che ne cava l’occasione per una polemica sui magistrati inquirenti (che comunque qualche domanda dovrebbero farsela). L’industriale è stato addirittura accusato di far parte di un clan che non esiste più da dieci anni (!).

Il danno d’immagine per Mandara deve essere stato enorme in Italia e all’estero. Chissà quanti ancora oggi, vedendo i suoi prodotti nei supermercati o nei negozi, pensano che possano essere adulterati o realizzati grazie a soldi sporchi. Chi paga?

E ora chiariscano i consiglieri della Regione Lazio. Ma non quelli del PDL


La consigliera PDL del Lazio Lidia Nobili, intervistata dalla Stampa e dal Corriere della Sera, riferisce che pagava le interviste.

Con le emittenti locali c’è questa usanza: realizzano un’intervista, un servizio, solo se a pagamento.

I prezzi variano

Cento, duecento, mille euro, dipende anche dallo spazio che si ha: dieci minuti, mezz’ora, un’ora. Poi la televisione fa la fattura e ce la manda. Sono costi per l’attività politica

E’ piuttosto evidente che su questo, sperabilmente, debba intervenire l’ordine dei giornalisti e, altrettanto sperabilmente, anche la FIEG, la federazione degli editori. Mi pare altrettanto evidente, però, che questa “usanza” non potesse essere sconosciuta ai consiglieri d’opposizione. Che tra l’altro, fino a poco tempo fa, erano maggioranza.

Poesia di Natale alla regione Lazio (via @Kuzzo74)


Annalisa Cuzzocrea, una collega giornalista, segnala su Twitter questa strepitosa esibizione di una consigliera della Regione Lazio. Notare la lettura della pagina (nemmeno la decenza di metterla in asse con la telecamera), la pessima recitazione, il giornalista che annuisce.

Per questioni di copyright non mi fa caricare il video. Guardatevelo qua

La luce della ripresa


Il presidente del Consiglio, Mario Monti, dice che “la luce della ripresa si vede”. E, insomma, quando sento una frase tipo questa, finisco qua

Gli amici degli amici. La spartizione della nuova Autorità dei trasporti


Qualche giorno fa un bell’articolo della Voce.info segnalava come la nuova Autorità per i Trasporti, istituita dal Governo con il decreto cosiddetto Cresci Italia in gennaio, non sia ancora nata. Motivo: veti parlamentari incrociati sui nomi dei membri proposti dal Governo, nomi di tecnici piuttosto stimati.

Oggi un pezzettino sul Corriere della Sera segnala che in corsa per la presidenza ci sarebbe anche il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino. Ma anche che per il consiglio dell’Autorità sono girati i nomi di Mario Valducci, che è un parlamentare del PDL, attuale presidente della commissione Trasporti; Maria Rita Lorenzetti, presidente di Italferr, società delle Ferrovie dello Stato, ma soprattutto ex presidente della regione Umbria (PD) e, tra l’altro indagata per una vicenda che riguarda la sanità umbra; infine Vito Riggio, ex deputato DC, ex consigliere del ministro Lunardi e da lui nominato al vertice dell’Enac nel 2003, del quale dunque è il ras incontrastato da quasi dieci anni. Sarebbe una classica spartizione, della quale francamente faremmo volentieri a meno.

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