Archivi Mensili: dicembre 2012

Trenino di capodanno, l’originale


I Two man sound, il gruppo belga che ci ossessiona dalla metà degli anni ’70, sempre con lo stesso medley

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Sembra di essere negli USA, eh (via @_arianna)


Il messaggio di Ingroia su Youtube. Apparentemente da una cella dell’Ucciardone, con l’audio tagliato in testa e in coda. Fail

La Par Condicio è la morte del giornalismo


Ora che Silvio Berlusconi ha circa il 15% dei consensi, che siamo certi che  un’apparizione in tv in più o in meno non modificherà radicalmente le sue preferenze, che sappiamo che – sperabilmente – questa sarà la sua ultima campagna elettorale, possiamo dire con una certa serenità che la Par Condicio è una legge stupida.

Lo è perché i quotidiani, i settimanali, i mensili, nel frattempo, fanno quello che gli pare; lo è perché esiste internet ed esistono nuovi modi di formare le opinioni, che spesso hanno maggiore incisività di una seconda serata in una tv con pochi ascolti; lo è a maggior ragione in questa tornata elettorale, nella quale ci troviamo con una forza politica che ha deciso di non partecipare a talk show o programmi televisivi, lasciando radio e tv in uno stato di incertezza interpretativa mostruoso.

Ma lo è soprattutto perché costringe noi giornalisti ad abdicare ad uno dei nostri ruoli fondamentali: scegliere. E’ giusto che lettori, ascoltatori, telespettatori lo abbiano ben chiaro, perché talvolta giudicano come omissione ciò che non lo è: qualsiasi servizio, reportage, retroscena, editoriale o commento parte dalla scelta di cosa raccontare e cosa lasciare fuori. Il giudice, più o meno oggettivo, più o meno capace siamo noi.

Le nostre scelte nel raccontare la politica, per le prossime settimane, si baseranno su criteri meramente quantitativi. Il prodotto sarà, come in ogni tornata elettorale, insipido. Prendetela come l’ultimo lascito del Cavaliere: l’ennesima legge ad personam, ma fatta dagli altri.

Non ce lo chiede l’Europa


Non siamo in grado di gestire i nostri rifiuti, non siamo in grado di gestire le nostre carceri, non siamo in grado di gestire i conflitti sulle grandi opere, non siamo in grado di gestire il nostro approvvigionamento energetico.

Non abbiamo saputo votare le persone giuste al momento giusto e ci siamo affidati a promesse vuote e/o coalizioni evanescenti.

Non sappiamo fare politica industriale e gli industriali, spesso, non sanno organizzare bene  le loro aziende e gestire i lavoratori in maniera efficace. I lavoratori, di contro, sanno raramente gestire sé stessi come parte di un’azienda. Non sappiamo trovare la giusta correlazione tra il nostro essere parte di una categoria e la necessità di far perdere a questa categoria alcuni privilegi in favore del bene comune.

Per esempio non abbiamo voluto cambiare la scuola e l’università, frapponendo sterili dibattiti sul tema pubblico/privato o difese corporative di insegnanti, professori e persino di studenti. Altro esempio: si dice da anni che l’Ordine dei giornalisti, come tutti gli Ordini, andrebbe abolito. Ma poi…

Le privatizzazioni le abbiamo fatte male, le liberalizzazioni le abbiamo fatte poco. Abbiamo un mercato del lavoro asfittico, che fino a ieri ha premiato solo chi il posto già lo aveva, e non siamo riusciti a riformarlo fino in fondo (maluccio, a dire il vero) fino a sei mesi fa.

Il bello è che tutto questo lo sappiamo benissimo, ma poi, improvvisamente, ce la prendiamo perché “ce lo chiede l’Europa”. E giù a picchiare con una retorica di guerra, come se noi fossimo un Paese occupato e la Commissione Europea gli occupanti. Alla luce di quello che mediamente siamo riusciti a produrre in questi anni, fa sorridere.

 

 

Risorse insospettabili, politica aperta


In rete si trovano risorse insospettabili e progetti dedicati alla trasparenza dei quali si parla pochissimo. E’ il caso di Openpolis, ovviamente, che meriterebbe maggiore visibilità; è il caso del bell’esperimento di Bacheca politica, che sta tracciando le promesse dei politici. Ma è anche il caso di questa cosa qua (che trovo stupenda), se volete divertirvi un po’ con i grafici sugli appalti e le consulenze della Camera dei deputati.

Cos’è ‘sto fiscal cliff?


Ok, è più una mappa mentale che un’infografica. Ma niente male comunque.

What is the Fiscal Cliff?

Tweet di 150 anni fa (più o meno)


Sto lavorando ad una cosa faticosissima. Dal 10 dicembre scorso sono autore – oltre che dei miei tweet – di quelli di due personaggi piuttosto noti, ma non più in vita da parecchio tempo: Ferdinando II di Borbone e Vittorio Emanuele II di Savoia.

L’ordine non è casuale: mi sono messo a spulciare quotidiani, libri, annali dell’epoca e cerco di rispettare la data con la massima precisione. I tweet sono ambientati nel 1858 (da gennaio sarà il 1859) e ogni giorno vi basterà dare un’occhiata a questi profili e al vostro calendario per sapere cosa è successo nei due regni esattamente 154 anni prima.

Progetto realizzato per Focus Storia, che dalla sua pagina Facebook e nei prossimi giorni anche dal sito proporrà anche dei brevi approfondimenti sui fatti dei quali si parla brevemente su Twitter.

Spero che, se avrete voglia di seguire la cosa, vi divertiate come sto facendo io (ma con molta meno fatica).

Grillo riespone la sua curiosa idea di democrazia


Post di poco fa sul blog di Beppe Grillo, una risposta profondamente democratica a chi, all’interno del Movimento 5 Stelle, chiede chiarezza.

Se c’è qualcuno che reputa che io non sia democratico, che Casaleggio si tenga i soldi, che io sia disonesto, allora prende e va fuori dalle palle. Se ne va. Se ne va dal Movimento. E se ne andrà dal Movimento. Noi dobbiamo avere una forza unita per arrivare a fare un risultato che mai potevamo aspettarci di avere.

Noi, l’Europa, la fiducia nei Governi (sondaggio)


Il Financial Times pubblica i risultati di un sondaggio realizzato in vari Paesi europei. Lo trovate qua (spero sia accessibile, è per abbonati). Qua sotto tre tabelle che mi paiono significative

RINEGOZtrust AUSTERITY

Cosa vi diranno sulle province


Stasera è saltata la conversione in legge del decreto per il riordino delle province. Tra stasera e domani vi diranno che è stata colpa del PDL che ha presentato una pregiudiziale di costituzionalità; che è stata colpa dei troppi subemendamenti presentati in commissione; che la colpa originaria è del Governo, che ha inserito nel Salva Italia norme che hanno incasinato tutto.

La realtà è che per l’ennesima volta questo Parlamento non ha saputo condurre in porto una legge di alto valore simbolico, prima che pratico, esattamente come è avvenuto – solo per citare un paio di esempi clamorosi – con la legge sull’omofobia o quella elettorale.

Non sono un tipo che agita la bandiera dell’anticasta e, anzi, sono felice che i parlamentari del mio Paese siano pagati ben più che congruamente. Basta che facciano il loro mestiere: legiferare con scrupolo, una cosa che – specie in questo ultimo scorcio di legislatura – è avvenuto quantomeno con discontinuità.

Come dice quello? Ah, già: “Ci vediamo in Parlamento”. E se ci arriva è esattamente per questo.

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