Archivi Mensili: aprile 2012

In mezzo al guado #ijf12


Mattinata e pomeriggio al Festival del giornalismo.

Prima impressione. Siamo (ancora) in mezzo al guado, nel pieno di un’enorme transizione per l’editoria. Il settore deve mettere in atto una delle più dure e rapide riconversioni industriali che la storia abbia visto. Lo deve fare mentre è sull’orlo dell’asfissia, quindi con difficoltà a ragionare serenamente. L’aria è abbastanza frizzante, perché tutti (giornalisti, in parte gli editori e gli operatori dell’informazione in genere)sembrano aver voglia di fare qualcosa di nuovo, ma nessuno sa ancora esattamente cosa. Ci vorrà tempo, ma ce l’abbiamo?

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Non ci posso credere. @Pierferdinando con Marra contro il signoraggio?


Il link a questo video, del 2009, mi è stato girato dal partito di Alfonso Luigi Marra: PAS-Fermiamo le banche. Con questa nota

Guarda e ascolta Pierferdinando Casini che elogia Marra per la sua lotta contro il signoraggio, ma poi invece sposa la lotta di Monti, il mandatario del circolo occulto e illecito Bilderberg, in favore del signoraggio e delle banche.

#disperatimai, la lettera di un imprenditore


Oggi Radio24 dedica la sua programmazione a artigiani, professionisti, imprenditori e lavoratori schiacciati dalla crisi. A Prima Edizione la lettura di una delle prime lettere che ci sono arrivate a disperatimai@radio24.it

La mia è una storia uguale a mille altre, che condivido con altri miei colleghi. Ho una piccola impresa nel settore del commercio edile, con un giro d’affari di circa 4 milioni di euro. Nel 2008, prima della crisi, avevamo affidamenti bancari per 2 milioni, con i quali  abbiamo finanziato investimenti. Dal 2009 è iniziato a cambiare il mondo. I nostri clienti (costruttori) hanno cominciato andare in crisi, poi a non essere regolari con i pagamenti e le cose sono andate peggiorando. Poi sono arrivate le perdite sui crediti con i fallimenti e le chiusure (un nostro cliente si è suicidato il 31 dicembre). Da lì sono iniziate le tensioni finanziare, il rating bancario è peggiorato e le banche hanno ridotto gli affidamenti. Dalla crisi al panico. Oggi (aprile 2012) abbiamo affidamenti per 850mila euro, gli ultimi 100mila ci sono stati ridotti 1 mese fa (alla faccia dei finanziamenti della Bce alle banche italiane). Siamo nel panico … la continua diminuzione dei fidi ci sta facendo fallire. Non riusciamo ad onorare i fornitori, e gli stessi ci bloccano le forniture finché non paghiamo il debito. Stiamo vivendo alla giornata e non so quanto riusciremmo a sopravvivere. Stiamo ristrutturando, riducendo i costi più possibile, risparmiamo anche sul toner della stampante e fra licenziamenti e cassa integrazione permanente abbiamo ridotto di 5unità su 16. Altre ne verranno in futuro. Abbiamo proprietà immobiliari che valgono più del doppio del nostro debito, ma ad oggi non siamo riusciti a vendere e realizzare per autofinanziarci. Se non succede un miracolo prima delle ferie di Agosto abbiamo chiuso. A mio modesto modo di vedere la politica è lontana dalla realtà! … per noi non è un problema dei costi della politica, … dei benefit dei politici, .. dei finanziamenti pubblici, .. dell’art. 18, .. per noi il problema è la crescita!!! … è il finanziamento alle PMI!!! .. il mercato non c’è!! … e le banche!!!!!!!! Sono quelle che ci hanno rovinato dandoci affidamenti in momenti di abbondanza. Con tali affidamenti ci siamo esposti, e nel momento di crisi ci obbligano al rientro. Per noi è una batosta!!! … pensate che se le banche non avessero chiesto il rientro, nonostante la crisi e le perdite su crediti “staremmo ancora bene” … ma così non si può andare avanti
Saluti, Flavio

#25aprile. “Sai cos’è un dittatore?” “No” “Hai presente Guerre Stellari?””


Ma cos’è questa strana festa che cade in mezzo alla settimana? Cos’è questo giorno di vacanza? Otto anni,  seconda elementare: queste domande nemmeno se le è fatte.  Si limita a goderseli, i giorni di riposo. 

“Ohi, ma lo sai perché domani è vacanza?” “No” “Sai che cos’è un dittatore?” “No” “Tanto tempo fa, ai tempi del bisnonno, in Italia, era diventato capo del Governo (questo concetto lo conosce) un signore che si chiamava Benito Mussolini. Faceva molte cose cattive”. “Cioè?” (Quali? Come posso rendergliela nel modo più semplice? Che esempi può capire meglio?) “Beh, immagina di non poter dire o scrivere quello che pensi, altrimenti ti portano in prigione o ti picchiano…e poi si era alleato con un altro dittatore e ci ha portati in guerra e molti altri Paesi del mondo…”

Più o meno, ieri, la cosa si è fermata qua. Siamo entrati in casa, c’era la sorella che stava giocando, l’altro che frignava nel lettino e la distrazione ha prevalso.

Forse l’ho presa dal lato sbagliato o forse è troppo piccolo. Forse dovrei partire dal lato “epico” della cosa: i cattivi, tanti e armati fino ai denti, e i buoni, pochi, nascosti sulle montagne e con poche armi. Un po’ Guerre Stellari. Già, Guerre Stellari: non si chiamava Resistenza pure quella?

Oggi ci riprovo con Palpatine (Hitler) e Darth Vader (Mussolini), così lo posso spiegare meglio anche alla sorella, che ha due anni di meno.  A far capire loro che in Italia questa cosa è successa davvero, casomai non lo capissero, ci penserò poi.

Puntuale, il gesto dell’idiota. Una targa bruciata. #25aprile


Puntuale, il gesto dell’idiota. Una targa dedicata al partigiano Bortolo Pezzutti è stata bruciata a Lovere, nella bergamasca, denuncia l’ANPI.  Ad andare in fiamme è stato il supporto in plexiglass. La targa si trovava nel punto dove avvenne questo fatto.

La vigilia di Natale del 1944, Bortolo Pezzutti si era recato da Costa Volpino (Bergamo), dove abitava, a Lovere per andare al cinema. Nel locale fu notato, per un foulard rosso che portava al collo, da alcuni fascisti della Legione “Tagliamento”. All’intimazione di togliersi immediatamente quel fazzoletto, il ragazzo rispose con un diniego. Fu subito arrestato e, qualche giorno dopo, consegnato alle SS di Brescia. (il resto della storia lo potete leggere sul sito dell’ANPI)

Era il 1983 (ma forse anche prima). Redditi al palo.


L’anno dell’attentato a Gino Giugni, del primo Governo Craxi, della scomparsa di Emanuela Orlandi. O, se la memoria vi soccorre meglio, di Vita Spericolata di Vasco Rossi a Sanremo e del primo Vacanze di Natale. Per me anche il secondo scudetto della Roma.

Bisogna tornare al 1983 per vedere una crescita delle retribuzioni bassa come quella si è avuta a marzo: +1,2% su base annua. Un incremento così striminzito non si registrava, appunto, da almeno 29 anni. “Almeno” perché le serie storiche sono ricostruite solo dall’anno precedente: vuol dire che potrebbe essere il dato peggiore chissà da quando.

Non è la sola cattiva notizia che arriva dall’Istat oggi, dopo il già pesante dato diffuso ieri sulla fiducia dei consumatori, scesa a poco più di 89 punti. A preoccupare è il raffronto tra questa crescita dei salari e il livello di inflazione, che su base annua si attesta al 3,3%: la differenza è ormai di 2,1 punti percentuali, la più alta dall’agosto del 1995.

Che dite, smettiamo di radere al suolo il Paese con tonnellate di tasse o tocca morire sotto le macerie?

 

Non è una questione di libertà. O sì? #liberocommercio (ok, sono io il colpevole)


Mi autodenuncio,  sapendo che mi beccherò una discreta quantità di improperi, come già avvenuto quando si è discusso di apertura domenicale dei negozi. C’è chi scrive che il concetto di  libertà non può essere ridotto allo shopping. Cosa dire di fronte ad una banalità di questa portata? Che è vero. Ma è vero anche che la libertà ha una enorme quantità di sfaccettature (altra banalità stratosferica).

Posso avere la libertà di fare la spesa domani? Un commerciante o un’impresa del settore può avere la libertà, nel caso lo reputi conveniente, di tenere aperto?

E allora – si dice – i commessi non hanno la libertà di rimanere a casa? Quando i contratti sono quelli giusti e i datori rispettano le regole, nei festivi si guadagna di più. I commessi che lo vogliano, possono avere la libertà di lavorare anche nei festivi incassando una maggiorazione?

Poi una nota sullo strumento del boicottaggio, che è gravemente irrispettoso nei confronti terrà aperto. Lo ricordiamo al sindacato: anche i negozianti e i dirigenti delle grandi catene commerciali sono lavoratori. Così come lo sono i consumatori che in quel giorno decideranno di fare acquisti. O mangiare al ristorante, ascoltare la radio o guardare la televisione, andare allo stadio: nessuna battaglia per i camerieri, i cameraman e i fotografi, i giornalisti, i tecnici di studio, i calciatori, i preparatori atletici, gli staccatori di biglietti dello stadio, gli operatori dei servizi di informazione telefonica, i call center di Sky….

Probabilmente ho una visione distorta, visto che lavoro il sabato e la domenica da almeno quindici anni e questo non mi impedisce di avere una vita famigliare normale e di godere di momenti di tempo libero che – impariamolo perché il mondo evolve – non è detto che siano sempre nei giorni e orari canonici.

Solo il 7% degli uomini prende un congedo di paternità (e spesso finisce mobbizzato)


Batttute sull’allattamento, sul travaglio, l’uso della parola mammo. Ad un uomo che decida di prendere un congedo parentale in Italia, ossia scelga di starsene a casa qualche giorno, qualche settimana o qualche mese dal lavoro per seguire i figli, capita non di rado di essere deriso dai colleghi e di dover fare i conti con perplessità o addirittura riprovazione del datore di lavoro. Non è un caso quindi se, nonostante la possibilità sia prevista dal nostro ordinamento, solo il 7% degli uomini italiani faccia una scelta di questo genere, contro una media europea del 30 e picchi del 70% in Svezia. E’ una bella notizia, quindi, che il leader dell’SPD, il partito socialista tedesco, abbia deciso di prendersi tre mesi per seguire la figlia Marie, perché la moglie Anke Stadler può in questo modo riaprire il suo studio dentistico a Magdeburgo. Il tutto fino a quando la piccola, in autunno, non avrà un posto all’asilo nido. Bella notizia perché, come la scelta analoga fatta da David Cameron nel 2010, a due mesi dall’insediamento come premier britannico, contribuisce ad innestare nella coscienza di tutti noi idee apparentemente nuove, ma che nell’anno di grazia 2012 dovrebbero essere scontate. Come quella della necessità di una più equa suddivisione del lavoro in casa e della condivisione del lavoro di cura tra uomo e donna. Che non risponde, peraltro, al solo, astratto concetto di giustizia, ma anche ad uno di efficienza economica, di miglioramento nella differenza tra salari di uomini e donne e di riduzione della disparità occupazionale, che chi ha sperimentato, come i Paesi scandinavi, conosce bene. I tre giorni obbligatori previsti dalla riforma del lavoro sono un segnale. Piccolo, flebile vien da dire, ma che almeno c’è.

Il complotto di Samsung. Galaxy contro Formigoni


Insomma è un complotto. I poteri forti ce l’hanno con Formigoni. E deve esserci dietro un colosso dell’elettronica concorrente di Apple

#LaRussa e i “due schiaffi” a Brunetta (tra virgolette, ma son veri)


Repubblica racconta che durante una riunione PDL sulla crescita. Brunetta – che la presiedeva – è andato per le lunghe. LaRussa si è infastidito, si è alzato, hanno discusso e poi l’ex ministro della difesa gli ha tirato “due schiaffi sulla testa”. Inevitabile pensare a questo.

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